Sky tira la cinghia: previste (almeno) 2.750 uscite e 300 mln di tagli

0
550
Maximo Ibarra, amministratore delegato di Sky Italia. Foto da ufficio stampa Sky.

Non arrivano buone notizie dal pianeta Sky Italia che fa i conti (oltre che col covid) con l’avanzare delle piattaforme streaming (che si affacciano con forza anche nel mondo dei diritti tv), con la concorrenza (agguerrita) dei big della telefonia e con un processo irreversibile di trasformazione dell’intero settore dei broadcaster. Lo ha spiegato proprio stamane l’ad, Maximo Ibarra, nell’incontro con i sindacati. E i numeri – che a quanto apprende AdgInforma.it sono provvisori perché non tengono ancora conto dell’impatto della perdita della Serie A – sono impietosi.

LA NOTA CGIL-CISL-UIL – “La pressione competitiva e lo scenario economico complessivo legato alla crisi sanitaria impongono, secondo l’azienda, un percorso che, oltre al cambiamento organizzativo, porti nel triennio – spiega una nota congiunta dei sindacati – una razionalizzazione dei costi complessivi di circa 300 milioni, costi afferenti a minori spese gestionali, produttivi e del costo del lavoro. Per quanto riguarda quest’ultima voce l’azienda ha quantificato in circa il 25% l’obiettivo di riduzione dei numeri complessivi nel triennio (ad oggi Sky ha 5000 dipendenti diretti e 6000 circa esterni)”. L’Azienda si è impegnata a non prendere decisioni unilaterali e il sindacato auspica “soluzioni concordate” e “non traumatiche”.

LA PREOCCUPAZIONE DEI GIORNALISTI – I comitati di redazione di SkyTg24 e di SkySport24 esprimono preoccupazione per gli esuberi annunciati. “Un numero – si legge in una nota – che può addirittura ancora aumentare secondo l’andamento dell’asta dei diritti di Lega A”. “Siamo comunque lieti – continuano i cdr – che l’amministratore delegato, Maximo Ibarra, abbia detto che i telegiornali di Sky restano un asse strategico e fondamentale, un punto di orgoglio dell’azienda, e che Sky rimarrà la casa dello sport… …ci confronteremo – concludono i cdr – perché non venga perso nessun posto di lavoro giornalistico, particolarmente in questo periodo di emergenza nazionale”.

Approfondimenti