Solo un miracolo può salvare l’agenzia “il Velino”

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Mala tempora currunt per i giornalisti dell’agenzia di stampa “il Velino”. Erano 33, con un signor caporedattore e servizi ben collaudati; sono rimasti in 19 e tutti (tranne il vicedirettore) con qualifica di redattore ordinario; si incontrano, quando i turni si incastrano bene, una volta ogni due mesi; sono stati deportati in una redazione (ormai deserta) su una collinetta di Montespaccato con vista sul Grande raccordo anulare; sono in cassa integrazione al 70%; non percepiscono lo stipendio; del Tfr al fondo complementare neanche a parlarne; sono in sciopero dal 6 luglio e lo rimarranno (almeno) fino al 14 luglio; il loro direttore-editore Luca Simoni non fa una piega, né industriale né editoriale, da Miami; e chi da Roma poteva lanciare loro un salvagente ha le mani legate.

Martedì pomeriggio il Cdr dell’agenzia, composto da Manola Piras, Franco Chirico e il sottoscritto, è stato ricevuto dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’editoria, Vito Crimi. Un incontro cordiale, in cui l’esponente dell’esecutivo – sfogliando il problematico dossier delle agenzie di stampa – ha ascoltato le ragioni del sindacato, si è detto preoccupato per la sorte dell’agenzia (fondata nel 1998 dai giornalisti Lino Iannuzzi, Roberto Chiodi e Stefano De Andreis) e dei suoi giornalisti, ma ha confermato che i dieci lotti sono stati assegnati, e che non c’è modo per dare un po’ d’ossigeno al moribondo “Velino”. E così rimarremo l’unica agenzia di stampa esclusa dai contratti con la Presidenza del Consiglio, ora che Askanews (per fortuna dei colleghi in cigs) verrà ripescata. Un’esclusione comica: l’amministratore delegato, Fausto Simoni, non ha messo il suo documento firmato in una delle buste; bontà sua ci aveva messo quelli (inutili) di tutti i giornalisti. Autocertificazione di una fine ingloriosa…

Crimi, dunque, meritevole di aver ascoltato le ragioni dei giornalisti in due settimane, cosa che il suo predecessore Luca Lotti ha pensato bene di non fare in due anni, ha le mani legate. “Bocce ferme per le agenzie fino allo scadere dei 36 mesi dei contratti”. E nel frattempo lavorerà ad una sua riforma del comparto delle agenzie di stampa con “nuove regole d’ingaggio”. Quella che per la redazione era apparsa dunque come l’ultima speranza di sopravvivenza è svanita. Per salvare “il Velino” ci vorrebbe solo un miracolo. Avete presente Mentana che scrive un post su Facebook e annuncia che di tasca sua apre un giornale digitale per almeno 30 giovani. Ecco, una roba del genere. Un editore illuminato e un direttore a caccia di sfide pronti a rilanciare un’agenzia storica in cui talento e specializzazione certo non difettano. Gente del mestiere, che convinca i fratelli Simoni che hanno fatto il loro tempo. Vabbeh, preparo gli scatoloni…

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