Soul, l’ultimo film Disney-Pixar è già un successo. Ma non è per tutti…

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Un fotogramma dell'ultimo film della Disney-Pixar, Soul

Pop-corn, bibita gassata e… plaid davanti al televisore. Quest’anno il Covid è riuscito a stravolgere anche la tradizione del cartone animato natalizio della Disney: niente grande schermo ma visione in anteprima sulla piattaforma Disney+. Siccome per gli abbonati alla piattaforma la visione di “Soul” non ha costi aggiuntivi abbiamo guardato anche noi l’ultimo capolavoro della Pixar firmato da Pete Docter, regista già di altri due lungometraggi da Oscar come “Up!” e “Inside Out”. E dopo le prime recensioni entusiastiche e le milioni di “visualizzazioni” in soli due giorni, c’è già chi è pronto a scommettere che l’Oscar arriverà anche per Soul, confermando la regola del “non c’è due senza tre”.

Il film, lo diciamo subito, è molto bello, perché la storia è ben scritta e sviluppata in modo emozionante, perché la fotografia come da tradizione Pixar è eccezionale, con una New York rappresentata in modo talmente realistico da sembrare un film e non un’animazione, perché la colonna sonora è anch’essa superlativa, trattandosi di un cartone in cui la musica, ed in particolare il Jazz, è al centro della narrazione. Ma affianco a tutto questo c’è un altro aspetto che salta all’occhio e che caratterizza questa opera in modo più evidente che in tutte le precedenti fatiche della Disney: Soul è un film per adulti.

Ne sono la riprova i due bimbi (4 e 5 anni) che hanno visto Soul insieme a chi scrive e che, neanche a metà film, hanno iniziato a chiedere “quando finisce?”. Già perché per i bambini, diciamo almeno fino a 10-12 anni, il cartone può risultare sicuramente complicato in molti passaggi e alla lunga annoiare. Il tema centrale è quello del senso della vita, la riscoperta delle cose semplici, concetti difficili da capire per un bambino. In questo caso la difficoltà non è solo nel tema profondo trattato ma anche in come questo viene sviscerato. Soul non è di certo il primo film Disney che tratta argomenti “da grandi”, ma in questo caso non c’è nessun tentativo di avvicinare il tema alto ai più piccoli, non c’è nessuna rielaborazione in una chiave accessibile ai bambini.

Ecco il trailer di Soul:

La storia è quella di un musicista jazz nero di mezz’età (doppiato da Jamie Foxx in originale e Neri Marcorè in italiano), con grandi ambizioni ma frustrato dal lavoro di insegnante di musica in una scuola media. Quando Joe, questo il suo nome, cade in un tombino, perde conoscenza e si ritrova quasi all’altro mondo (the great beyond), ma riesce a scamparla e viene catapultato nell’ante-mondo (the great before). Questa è la grande invenzione del film, un po’ complessa da spiegare ai più piccoli: l’ante-mondo è il luogo in cui le anime formano la loro personalità prima di nascere e trovano la scintilla che permette loro di avere un pass per scendere sulla Terra e, letteralmente, venire al mondo.

Sono aiutate dai Jerry, incarnazioni del campo quantico unificato (ovvero versioni semplificate dell’universo), dei guardiani-consulenti rappresentati come linee molto minimal. A Joe, scambiato per un luminare della psicologia, è affidato l’incarico di fare da mentore all’anima numero 22 (Tina Fey in originale, Paola Cortellesi in italiano), che però sta benissimo nella sua comfort-zone pre-nascita, odia la Terra e i terrestri e di nascere non ne vuole sapere. Ha già fatto impazzire mentori ben più celebri, tra cui Madre Teresa, Jung, Gandhi, Lincoln… generando le migliori gag del film, ovviamente incomprensibili ai più piccoli, perché nessun bambino sa chi siano costoro. Lo scontro è dunque tra un’anima che non vuole nascere e una che non vuole morire.

Già da questa breve trama è evidente come Soul, sia un film d’animazione poco mainstream e sicuramente anti-commerciale. Senza spoilerare troppo, possiamo dire che entrambi i protagonisti vedranno la luce del sole, ma non come se l’erano immaginata. Nell’incontro tra Joe e 22 che, con l’aiuto di altri personaggi molto particolari come Spargivento, colui che riesce a mettere in contatto i due mondi e a recuperare le “anime perse”, cercano di raggiungere ciascuno il proprio sogno, sorgono spontanei i dubbi sul vero senso della vita. Ci si chiede se le anime prima di nascere debbano “conquistare” il loro scopo. E se si possa essere felici senza di esso. Domande intorno alle quali il film ruota costantemente e che difficilmente possono attrarre l’attenzione di un bambino. Ma se come dichiarato dallo stesso Pete Docter, “questo film parla di allargare il proprio punto di vista per pensare in modo più ampio a ciò che la vita può offrirci e a quello che noi possiamo offrire alla vita”, il messaggio arriva forte e chiaro.

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