Telejato chiude. Si spegne l’emittente di Pino Maniaci che per 30 anni ha combattuto la mafia

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Pino Maniaci durante un Tg su Telejato - Foto da streaming

“Non c’è riuscita la mafia coi suoi attentati a farci chiudere, non ci sono riusciti pezzi del tribunale di Palermo e ci riesce lo Stato”. Così Pino Maniaci, storico direttore di Telejato, ha annunciato la chiusura della piccola emittente di Partinico divenuta famosa per la sua lotta alla mafia. Una battaglia durata oltre 30 anni, cioè da quando nel 1989 Maniaci ha iniziato la sua avventura televisiva.

La ragione – spiega Lastampa.it – è che la piccola emittente non è stata ammessa nella graduatoria del nuovo digitale terrestre. Un rischio che dieci anni fa, quando ci fu la corsa al digitale terrestre, Maniaci e i suoi riuscirono a scampare: se TeleJato sopravvisse fu per le proteste e perché riuscì a inserirsi in un consorzio. Ma oggi è andata diversamente.

“Le nostre frequenze sono state vendute al 5g – ha dichiarato amareggiato Maniaci -. In Sicilia ha vinto l’appalto la Rai, in altre regioni Mediaset. Adesso per avere un canale tutto nostro è davvero tutto più difficile”.

“Al momento – spiega Maniaci – trasmettiamo in streaming sul sito Telejato.it sui canali social e siamo riusciti ad avere su Tvm alcune finestre per i telegiornali che vanno in onda alle 14 alle 15, dalle 20.30 alle 21.30 e da mezzanotte all’una. Ho promesso alla responsabile delle televisione di fare un telegiornale più soft per evitare di allungare la sfilza di oltre 380 querele che mi sono preso in questi anni”.

“Per poter continuare dovevamo pagare una tassa di 40mila euro all’anno, non avremmo mai potuto sostenere una tale spesa con tre minuti di pubblicità durante il telegiornale”, spiega il direttore intervistato anche dal Corriere del Mezzogiorno.

“Quando abbiamo preso in gestione Telejato non avevamo niente: abbiamo iniziato all’interno di una stanza di pochi metri quadri, con un computer un po’ malandato e con un sogno: quello di rompere il culo alla mafia e ai poteri forti. Era il 1999 e da allora ne sono successe di cose”, ha spiegato Maniaci. “Abbiamo difeso questa emittente con le unghie e con i denti, prima dai mafiosi e poi da un pezzo di magistratura palermitana. Oggi l’ennesima battaglia, e stavolta non c’entra nulla la mafia”.