Tensione tra i Cdr del gruppo Gedi ed Elkann per il documento su “valori e missione editoriale”

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John Elkann, presidente del Gruppo editoriale Gedi
John Elkann, presidente del Gruppo editoriale Gedi

Non è piaciuto ai Comitati di redazione di tutte le testate edite dal gruppo Gedi la diffusione del documento aziendale che delinea i “valori e la missione” dell’editore. Un amore che non è mai sbocciato fino in fondo tra il nuovo editore John Elkann e l’intera comunità dei giornalisti delle tante testate che fanno capo a Gedi e che anche in questo caso mostra le sue crepe.

I cdr, nell’esprimere le loro riflessioni e perplessità sul documento, evidenziano innanzitutto una critica al metodo con cui è stato diffuso, ovvero un testo calato dall’alto senza una condivisione e una consultazione preventiva sui contenuti. “La condivisione presuppone il confronto – si legge nella nota dei Cdr -, in particolare se si tratta di valori che riassumono e descrivono l’identità di una comunità di persone”.

Ma anche nel merito i giornalisti non condividono alcuni punti del documento. La prima critica riguarda “l’autonomia e l’identità delle varie testate” che, secondo i comitati di redazione, questo documento “sembra affondare definitivamente”. I giornalisti riconoscono come “azienda, quotidiani, periodici, radio e concessionaria non siano atomi separati”, ma non accettano di perdere “l’autonomia delle varie testate, ciascuna delle quali rappresenta storie, culture ed esperienze peculiari” che fino ad ora erano sempre state rispettate nei vari passaggi di mano, fusioni e via dicendo.

Non è piaciuto ai cdr neanche il passaggio sul “coraggio di osare” poiché, secondo chi scrive, “i lavoratori delle testate del gruppo sono sempre stati all’avanguardia nel panorama editoriale, non sottraendosi mai, anzi facendosi spesso promotori, di innovazione (anche sotto il profilo sindacale e di organizzazione del lavoro)”. Per questo – sottolineano ancora i giornalisti nella nota – il riferimento nel documento aziendale a ‘disponibilità al lavoro flessibile, incluso lo smart working’ rappresenta un vulnus per la corretta interlocuzione nelle relazioni industriali. Sottraendo alla loro dimensione fisiologica temi dal chiaro profilo riferito al Contratto nazionale e alla contrattazione aziendale e che, quindi, non possono essere rimessi in discussione in modo unilaterale”.

Infine, l’ultima anomalia evidenziata è l’apparentamento di professionalità diverse come “giornalisti, tecnici digitali, analisti di dati, videomaker, fotografi, producer, autori” ed “addetti al marketing”. La commistione di queste due attività, si legge ancora nel comunicato “ci appare pericoloso e inaccettabile”. Le due “attività che devono rimanere assolutamente parallele, evitando convergenze peraltro vietate dai Codici deontologici della nostra professione: a noi il compito di produrre contenuti giornalistici di eccellenza (non di intrattenimento) al marketing il compito di renderli prodotti di successo, anche economico, alla direzione il ruolo di indicare formule giornalistiche convincenti e adeguate a mantenere il primato morale e professionale cui siamo abituati”.

Su questi punti i Cdr di Repubblica, Stampa, Secolo XIX, Espresso, Gedi Visual, Mattino di Padova, Nuova Venezia, Tribuna di Treviso, Corriere delle Alpi, Messaggero Veneto, Piccolo, Gazzetta di Mantova, Provincia Pavese, Sentinella del Canavese e la redazione di Radio Capital, avrebbero “voluto avere un confronto con i vertici aziendali, prima di qualsivoglia documento sui valori e sulla missione del gruppo Gedi”.

“Magari approfittando dell’occasione – conclude il comunicato – anche per cercare di capire perché, nonostante il grande impegno di ogni componente di questa comunità di lavoratori, il declino dei numeri stia subendo un’accelerazione che ci allontana sempre di più dalla concorrenza”.