Tim. Approvato il piano industriale ma i conti piangono e su Dazn Labriola ammette: “Impatto negativo”

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Su Dazn “abbiamo considerato l’impatto negativo ma non abbiamo incluso ulteriori migliorie che potrebbero scaturire da una rinegoziazione”. Così l’amministratore delegato di Tim Pietro Labriola in conference call con gli analisti sui conti e sul piano industriale appena approvati dal Cda. “Quello che succederà è che nei prossimi tre anni lavoreremo sul business dei media, non siamo pienamente soddisfatti dal modo in cui stiamo mettendo a terra questa strategia. Non stanno contribuendo dal punto di vista del valore, da quello dell’ebitda e quindi possiamo cercare di migliorare la marginalità anche da questa linea di business” ha concluso.

All’inizio sul calcio, ha spiegato l’Ad in merito all’accordo con Dazn, “le ambizioni erano ottimistiche, tuttavia una serie di problematiche hanno rallentato l’intera iniziativa e trasformato le opportunità in un freno per l’Ebitda. Le questioni chiave sono più spettatori per abbonamento e la pirateria che ha ridotto drasticamente la dimensione del mercato”. Secondo Labriola “Dazn avrebbe dovuto fermare la pirateria ma non lo ha fatto e quindi siamo in fase di negoziazione con loro. In secondo luogo il ritardo nel piano dei voucher ha causato un effetto domino sul mercato, aumentando la pressione competitiva facendo scendere la crescita delle linee e i prezzi previsti”, ha concluso.

Il piano industriale 2022-2024 – Per il resto la strategia dell’azienda guidata da Labriola, contenuta nel Piano industriale per i prossimi due anni, punta ad accelerare lo sviluppo degli asset infrastrutturali (fibra nel fisso e 5G nel mobile) e la crescita dei nuovi business, cogliendo i vantaggi legati ai fondi messi a disposizione dal PNRR e non solo.

Il nuovo piano, approvato dal Cda all’unanimità al termine di una riunione interminabile, “si pone come obiettivo la creazione di una nuova Tim con solide basi industriali e tecnologiche, capace di accelerare il percorso verso una generazione sostenibile di flussi di cassa, grazie anche al superamento dell’attuale modello di integrazione verticale”.

“La strategia delineata – scrive Tim in una nota – poggia sulla consapevolezza che il Gruppo si compone di un insieme di asset di grande valore operanti in un contesto economico in miglioramento ma in un mercato caratterizzato da forte intensità competitiva con un quadro di vincoli regolatori tra i più stringenti in Europa”.

Il percorso di trasformazione proposto dal piano si basa sulla creazione di distinte legal entities, Netco e Servco (consumer, enterprise e Tim Brasil), superando il precedente modello di integrazione verticale. Tuttavia per adesso il Cda ha solamente dato mandato al ceo, Pietro Labriola, di sviluppare il progetto esecutivo di riorganizzazione che verrà presentato quando verrà pubblicata la semestrale del 2022. Quanto all’offerta di Kkr, Tim si è limitata a indicare che è in via di finalizzazione la valutazione degli advisor, alla quale seguirà la decisione del board.

Conti in rosso – Intanto però i conti piangono. La relazione finanziaria del gruppo approvata nella stessa riunione del Cda, evidenzia come i risultati del quarto trimestre e dell’intero 2021 sono stati sotto le attese. Tim ha chiuso l’anno passato con una perdita di 8,7 miliardi. I ricavi sono risultati pari a 15,3 miliardi (-1,9% organico). L’ebitda organico ha registrato una flessione del 9,6%, attestandosi a 6,2 miliardi per effetto della pressione competitiva, del ritardo del piano voucher e dei costi di startup delle digital companies. L’indebitamento finanziario netto after lease si è attestato su 17,6 miliardi, in calo di 1 miliardo nonostante investimenti in crescita del 14,1% per accelerare lo sviluppo della fibra, del cloud e del calcio in streaming.

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