Troppi 240 milioni, sulle frequenze la Rai studia un piano B

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C’è apprensione nel sistema televisivo italiano. La legge di bilancio 2018, infatti, prevede che entro il 2022 le frequenze della banda 700 MHz dalla tv passino alle tlc e in particolare al mobile di ultima generazione. Quel 5G che messo all’asta ha appena promesso allo Stato introiti per 6,5 miliardi con un extra gettito di 4,5 miliardi. E questo trasferimento di frequenze priverà i broadcaster (ecco il motivo dei numerosi ricorsi al Tar) del 50% circa delle frequenze attualmente utilizzate. Le tv, infatti, dovranno lasciare le frequenze senza la certezza di maggiore efficienza nel segnale con l’avvento dal 2022 del DVB-T2. Sic stantibus rebus, in totale saranno pianificati 15 Mux: 14 in banda UHF, di cui 10 per gli operatori nazionali e 4 per quelli locali; e infine sarà pianificato un Mux regionalizzato in banda VHF (l’ex Mux 1 che nel 2022 la tv di Stato potrà utilizzare solo al 20% cedendo alle tv locali il resto delle frequenze).

Una brutta grana da oltre 240 milioni – a quanto apprende LoSpecialista.tv – per il piano industriale della Rai. Gli obblighi del contratto di sevizio previsti all’art. 15, infatti, parlano chiaro. Dal 2022, Rai1 e Rai 2 dovranno scendere dal Mux 1 e farsi ospitare altrove per evitare la perdita di copertura sul digitale terrestre del 7% della popolazione. Considerando inoltre la difficoltà di molti cittadini a ricevere un segnale in VHF, sono 5-6 milioni le famiglie italiane che rischiano di pagare il canone senza vedere nulla. Bisogna fare investimenti, insomma, e subito. Duecento milioni servono solo per ristrutturare il Mux 1 senza sapere chi metterà in campo questi soldi (il Def?) e come faranno le tv locali (che occuperanno l’80% dello spazio) un domani a pagare l’“ospitalità” della Rai. Un costo di trasporto a prezzi superiore al valore di mercato e non sostenibile con aiuti di Stato: l’Europa ci guarda…

Senza contare che in casa Rai Way si stimano oltre 18 mesi per la ristrutturazione del Mux 1: bisogna fare delle gare e rispettare il Codice degli appalti pubblici. Poi urgono interventi anche sui Mux 2, 3 e 4 per estendere la copertura al 95% della popolazione. Anche qui serviranno almeno altri 40 milioni di euro per l’attivazione di ulteriori 1.800 trasmettitori (600 trasmettitori per ciascuno dei Mux). Per questo, e non solo, la Rai ha in tasca un piano B. Da ambienti Mise, infatti, trapela un desiderio del settimo piano di disfarsi al più presto del Mux 1 in VHF e chiederne uno in UHF che consentirebbe di veicolare Rai3 su tutto il territorio italiano senza creare ai cittadini problemi d’antenna. Un piano B efficiente ed economico: costo 100 milioni anziché 200.