Twitter apre Spaces (a pochi eletti): perché a volte 280 caratteri non bastano. Intervista a Luca Rallo

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Il lancio – al momento solo per pochi “eletti” – è avvenuto ieri: si tratta di “Spaces”, un’area virtuale in cui conversare (sì, conversare tramite messaggi vocali) che Twitter sta testando. Il mese scorso aveva annunciato la nuova feature, descrivendola come una sorta di “Clubhouse vocale”, strettamente su invito, dove gli utenti potranno parlare fra loro. Un grande ritorno alla voce, in un mercato già sovraccarico di videochat. L’attivazione di uno “Space” sarà evidenziata da un cerchio viola sull’icona dei “Fleet” dell’utente che lo ha creato, e tutti i contatti diretti potranno unirvisi e vedere gli altri partecipanti.

Twitter ha fatto numerosi aggiornamenti negli ultimi mesi, e considerando che almeno il 25% dei profili verificati appartiene a giornalisti o testate giornalistiche, è importante approfondire le implicazioni di questi cambiamenti. Ne abbiamo parlato con Luca Rallo, fondatore di Brandtopia, blogger, formatore e soprattutto grande conoscitore di Twitter.

Addio Periscope, benvenuto Spaces: in un mercato sempre più orientato ai video, è interessante vedere che Twitter si muove invece verso una community “vocale”. Perché secondo te?
Interessante cambio di prospettiva da parte di Twitter: aspettavo con piacere questa modifica della quale si era sentito parlare già qualche mese fa. Si tratta di una proposta perfettamente in linea con i trend del mercato, ovvero la crescita importante dei podcast. Qualche mese fa ho scritto un articolo proprio su questo tema: l’audio diventerà sempre più importante. Le persone amano parlare, raccontare storie, non solo vederle. Il video è una tipologia di contenuto di fondamentale valore è vero, ma è abbastanza saturo come offerta. Siamo sicuri che ogni cosa che vogliamo raccontare meriti davvero un video?

Siamo ormai abituati al copia/incolla delle features nel mondo dei social network: dobbiamo aspettarci anche su Twitter l’arrivo di una funzione analoga ai Reels/video brevi alla TikTok?
Su Twitter sono già arrivati i fleet, cioè contenuti molto simili alle stories. Non sono molto convinto sul loro utilizzo. Si tratta di contenuto verticale, simile alle stories di IG e TikTok. Quello che mi chiedo è se il pubblico di Twitter sia interessato a questo tipo di contenuto fugace. La forza di un Tweet è proprio la possibilità di essere indicizzato dai motori di ricerca e di “durare nel tempo”. Ho paura che diventi l’ennesima possibilità di incollare contenuti copiati da altri social, come avviene già tra Instagram e TikTok.

Twitter ha recentemente acquisito Squad, un’app che permette di relazionarsi con i propri contatti tramite video-chat e condivisione dello schermo: un tentativo di prendersi una “fettina” del mercato di Zoom, Messenger Group Chat, Meet e affini?
Lo smartworking non è una moda, i tool sono davvero tanti e c’è spazio per tutti, poiché tutti prima o poi avremo la necessità di collegarci da remoto per lavoro, per svago o per studiare. Se Twitter ha ritenuto opportuna questa acquisizione, è sicuramente perché ha visto qualcosa di particolare rispetto al proprio pubblico di riferimento: non mi stupirei se aprisse la possibilità di creare delle stanze tematiche, degli spazi di condivisione tra nicchie di utenti. Dopotutto, la forza di Twitter è nelle relazioni tra persone.

Quanto è cambiato Twitter durante la pandemia?
Certamente Twitter è cambiato molto negli ultimi anni. Dall’aumento dei caratteri all’interno dei tweet, alla possibilità di inserire i fleet, i messaggi vocali, oltre alle dirette. La novità che tutti attendevano era il modifica tweet, che però non è arrivato (fortunatamente). Quello che ho notato è sicuramente una lotta interessante contro le fake news, grazie alla funzione che avvisa di leggere un link presente nel tweet prima della condivisione. Un semplice avvertimento che scoraggia i RT sulla fiducia. Un altro cambiamento è stato sicuramente nelle persone che lo usano: molti nuovi utenti o proprietari di account silenti si sono riavvicinati a Twitter per leggere informazioni attendibili sul coronavirus. Questo perché Twitter è riconosciuta come una fonte ufficiale e ci si aspetta di leggere qualcosa di professionale e competente, a differenza di altre piattaforme. Le statistiche dicono anche che il traffico su Twitter durante la Pandemia è aumentato, non tanto in termini di nuovi utenti, quanto di contenuti pubblicati e interazioni.

Tornano le spunte blu su Twitter: una soluzione al proliferare di fake news e profili falsi?
Mi sono chiesto anche io come mai questa decisione, probabilmente proprio come forma di lotta alle fake news. Sono certo che molti faranno richiesta della spunta blu non appena sarà possibile.

Da anni sentiamo ripetere che Twitter è morto o che è un social network “d’élite”: quanto c’è di vero in queste affermazioni?
Twitter è morto solo per chi non lo sa usare. Mi piace citare questa mia frase lanciata qualche anno fa. Sinceramente trovo che sia uno strumento utile, dinamico, funzionale, divertente. Il problema è la non facile user experience per chi entra per la prima volta. Mi spiego: chi entra senza un adeguato supporto esterno da parte di un docente o un collega, si ritrova un mondo fatto di dinamiche ben precise, simili ma allo stesso tempo diverse dagli altri social media. Pertanto, senza qualcuno che dia una mano a capire quali siano queste sfumature, ad esempio le menzioni, i tag, le liste, gli hashtag, le interazioni, le insights, un utente tende a mollare prima ancora di cominciare. Per chiudere, Twitter non è morto, è anzi forse l’unico vero vaccinato.