Twitter ha sospeso l’account dell’Ambasciata cinese negli USA

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L’account @ChineseEmbinUS, appartenente all’Ambasciata della Cina negli USA, è stato verosimilmente sospeso da Twitter perché violava la posizione dell’azienda statunitense contro la deumanizzazione delle persone. Il “tweet dello scandalo” condiviso dall’account della rappresentanza cinese difendeva la politica della madrepatria nel caso dei musulmani Uiguri nella provincia dello Xinjiang, a seguito di una conferenza stampa indetta per fare chiarezza sulla questione.

A quanto si apprende da un articolo pubblicato oggi da Reuters, il tweet in questione condiviso all’inizio di gennaio sosteneva che le donne uigure erano ormai emancipate e non erano più viste come “macchine sforna-figli”, come dimostrato da uno studio pubblicato dal giornale di stato China Daily.

Il tweet è stato rimosso dal sistema e sostituito con l’etichetta ormai ben nota: “questo tweet non è più disponibile”. Benché Twitter nasconda i tweet che violano le proprie linee guida, l’effettiva rimozione dei contenuti spetta ai proprietari degli account, che devono farlo manualmente. L’account dell’Ambasciata cinese non condivide contenuti fin dal 9 gennaio scorso.

La sospensione dell’account dell’ambasciata è arrivata il giorno dopo che l’amministrazione Trump aveva accusato la Cina di genocidio nello Xinjiang, una posizione condivisa dall’amministrazione Biden, che non ha ancora rilasciato commenti in merito.

Come si legge su Reuters.com, neanche l’ambasciata della Cina ha rilasciato commenti, e sebbene Twitter sia vietato e bloccato nella madrepatria, è la piattaforma sempre più utilizzata dalla diplomazia cinese e da media governativi.

La Cina ha ripetutamente negato la veridicità del rapporto delle Nazioni Unite che denunciava la reclusione in campi di detenzione di almeno un milione di Uiguri e di altri musulmani, così come ha etichettato come “false e senza fondamento” le affermazioni del ricercatore tedesco Adrian Zenz (pubblicate dalla Jamestown Foundation di Washington), che accusava la Cina di utilizzare sterilizzazione forzata, aborto forzato e pianificazione familiare coercitiva contro le minoranze musulmane.