Uccisione Floyd. Arresti e minacce contro giornalisti che raccontano le rivolte

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Le violenze e gli scontri tra polizia e manifestanti che stanno avvenendo un po’ in tutti gli Stati Uniti in seguito alla morte di George Floyd durante un fermo di polizia, non hanno risparmiato neppure i giornalisti.

Nelle decine di manifestazioni che si stanno susseguendo nel paese per protestare contro i metodi violenti usati dalla polizia soprattutto, a detta dei manifestanti, contro cittadini di colore, ci hanno rimesso anche una decina di cronisti che si trovavano nei luoghi delle proteste per raccontare quanto stava avvenendo. La Cnn ha ricostruito diversi casi di colleghi aggrediti, minacciati e arrestati da polizia e manifestanti mentre stavano svolgendo il proprio lavoro.

Il primo caso, quello più eclatante, è stato proprio l’arresto in diretta di una troupe della Cnn a Minneapolis. A raccontare l’accaduto è stato lo stesso reporte afroamericano Omar Jimenez che in diretta tv è stato ammanettato dai poliziotti insieme ai colleghi Bill Kirkos e Leonel Mendez. Un episodio che ha scatenando l’ira dello stesso governatore del Minnesota, Tim Walz e che la Cnn ha subito definito “una violazione del primo emendamento”, quello sulla libertà di stampa.

Un episodio simile è accaduto alla giornalista Kaitlin Rust e al cameraman di Wave 3 News, canale affiliato alla Cbs, che stava trasmettendo in diretta le immagini sulla protesta che stava andando in scena a Louisville, nel Kentucky. “Mi stanno sparando” sono state le parole della cronista mentre, in collegamento live, veniva colpita ripetutamente da proiettili di gomma al peperoncino esplosi da un ufficiale che ha puntato la sua pistola anche contro la telecamera. Alla domanda, proveniente dallo studio, sul perché la polizia avesse deciso di sparare contro la troupe televisiva, Kaitlin Rust ha risposto “perché vedono la telecamera” e “ci hanno ordinato di allontanarci”.

Ma i giornalisti americani nel raccontare le manifestazioni non si devono guardare solo dalla polizia. In un altro episodio sconcertante sono stati i manifestanti stessi a sfogarsi sui reporter. E’ quanto accaduto sabato a Ian Smith, fotoreporter per la Kdka Tv di Pittsburgh, che ha raccontato di essere stato “attaccato” dai manifestanti in centro. “Mi hanno calpestato e preso a calci”, ha scritto in un tweet dal retro di un’ambulanza. “Sono pieno di lividi e sanguinante, ma sono vivo. La mia macchina fotografica è stata distrutta. Un altro gruppo di manifestanti mi ha tirato fuori e mi ha salvato la vita. Grazie!”, ha aggiunto.

Venerdì, invece, era toccato alla troupe di un’altra stazione televisiva di Louisville, la Wlky, i cui reporter sono stati presi di mira dai manifestanti. Un furgone dell’emittente è stato distrutto e un video reporter “è stato attaccato con tale violenza che si è dovuto recare al pronto soccorso”, ha denunciato l’anchor Julie Dolan su Twitter.

Diversi, poi, sono stati i casi di giornalisti che hanno dichiarato di essere rimasti vittime di gas lacrimogeni ed altri materiali usati per disperdere la folla in diverse città statunitensi. A Minneapolis, la fotografa e autrice Linda Tirado ha raccontato su Twitter di “essere stata colpita da un proiettile di gomma in faccia” che le “ha fatto esplodere il bulbo oculare, che ora è stato rattoppato ma chissà se avrà bisogno di più interventi chirurgici”. “La mia vista è andata” ha concluso il suo tweet in cui mostra una foto dell’occhio ferito.

A Denver, un equipaggio della Kmgh Tv ha riferito di essere stato colpito da proiettili di gomma e gas lacrimogeni. A Phoenix, la reporter Briana Whitney è stata avvicinata da un manifestante mentre era in diretta. “Mi sento violata e questo è stato terrificante”, ha raccontato.

Per finire la lunga lista di violenze venerdì sera, due fotoreporter incaricati di coprire le proteste sono stati presi in custodia dalla polizia. La fotografa Bridget Bennett ha dichiarato alla Cnn Business di essere stata trattenuta insieme a un altro fotoreporter dalla polizia locale. “Sono un fotoreporter freelance e stavo lavorando su un incarico per Afp. Sono stata rilasciata la mattina dopo”, ha spiegato Bennett. Stessa esperienza vissuta anche da Ellen Schmidt, fotoreporter del Las Vegas Review-Journal, arrestata dalla polizia della città mentre documentava le proteste. Glenn Cook, direttore esecutivo della testata, ha scritto in una mail che “è spaventoso che gli agenti di polizia di Las Vegas, che non hanno nulla a che fare con ciò che è accaduto in Minnesota, abbiano preso con tanta forza due persone che evidentemente lavoravano come fotoreporter e non hanno posto minaccia alle forze dell’ordine o alla sicurezza pubblica. Non avrebbero mai dovuto essere toccati, figuriamoci arrestati e poi messi in prigione”.

Tanti, troppi casi che hanno suscitato preoccupazione per diversi gruppi di difesa della categoria. “I giornalisti hanno il chiaro diritto del Primo emendamento di coprire eventi pubblici”, ha affermato il direttore della Freedom of the Press Foundation, Parker Higgins.

Anche il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, è sceso in campo in difesa dei giornalisti. “Quando i giornalisti vengono attaccati, le società vengono attaccate”, ha twittato. “Nessuna democrazia può funzionare senza la libertà di stampa e nessuna società può essere giusta senza i giornalisti che indagano su comportamenti illeciti e dicono la verità sul potere”, ha aggiunto.