Un capolavoro: unanimi le critiche su “Minari” di Pitt, che aprirà le sale il 26 aprile

0
568
Una scena di Minari - fonte Imdb da ufficio stampa A24

L’Hollywood Insider lo descrive come “il commovente racconto del Sogno Americano raccontato attraverso uno specifico punto di vista culturale seppure con una narrazione universale, con interpretazioni magistrali e una regia molto attenta. E le critiche sono unanimi nel definirlo un capolavoro, un film magistrale, uno dei migliori film dello scorso anno, e pare confermarlo il trionfo al Sundance Film Festival del gennaio 2020. Poi, ovviamente, il Covid ha messo in crisi tutti i piani di distribuzione, e Minari è arrivato in selezionate sale americane solo a dicembre 2020. E noi lo aspettiamo alla riapertura tanto agognata dei cinema anche in Italia, a partire dal 26 aprile.

Nel frattempo, però, Minari è fra i film che potrebbero potenzialmente sbancare gli Academy Awards, la notte degli Oscar prevista per la notte di domenica, 25 aprile. Una co-produzione A24 e Plan B Entertainment, Minari è candidato a 6 premi Oscar: miglior film, miglior regia, migliore colonna sonora, miglior attore, migliore attrice non protagonista, miglior sceneggiatura originale. Si è già aggiudicato il Golden Globe come miglior film straniero – perché oltre il 50% della pellicola è, di fatto, parlato in coreano.

Torniamo alla storia: la famiglia Yi, una famiglia di immigrati coreani, decide di lasciare la California per spostarsi in una fattoria in Arkansas. Siamo negli Anni Ottanta, e Jacob (Steven Yeun) spera di poter mantenere la propria famiglia coltivando specialità coreane, ma nel frattempo lavora con la moglie Monica (Han Ye-ri) in un vicino allevamento di polli. Le litigate sono frequenti e purtroppo non silenziose: vi assistono i figli, David (Alan Kim) e Anne (Noel Kate Cho). La solitudine, il distanziamento sociale, i preconcetti razziali, i problemi di salute di David mettono in crisi il matrimonio. A cambiare le carte in tavola e – anche – ad aprire un conflitto generazionale e culturale arriva la madre di Monica, Soon-Ja (Youn Yuh-jung, candidata agli Oscar, una delle più famose attrici coreane), irriverente, atipica, “non una vera nonna”, come le dice spesso il piccolo David.

Basato in parte sulla storia personale del regista Lee Isaac Chung, il film è una potente narrazione non soltanto del sogno americano, ma anche del conflitto insito in ogni migrante fra il proteggere le proprie radici e l’inserirsi in una nuova comunità. E i semi di minari, una pianta tradizionale di tutto il sud est asiatico, usata in Corea per preparare il namul, nonché l’unica edibile della sua specie, diventa simbolo di resilienza, resistenza, e contestualmente speranza per il futuro della famiglia Yi.