“Sulla razza”: dalla Juventus 12 podcast contro le discriminazioni.

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Photo by Pavel Anoshin on Unsplash

Un podcast per combattere le discriminazioni. È l’azione intrapresa dalla Juventus che ha lanciato “Sulla razza”, una serie di 12 podcast che saranno pubblicati ogni quindici giorni su Spotify, Apple Podcast e Google Podcast a partire dal prossimo 12 febbraio.

L’idea della società torinese è quella “di intavolare una conversazione sulla questione razziale in Italia, di farlo con un linguaggio aggiornato”, si legge nel comunicato apparso sul sito internet. Il format degli episodi prevede la traduzione e la spiegazione di concetti ed espressioni provenienti dalla cultura angloamericana, ma che spesso si applicano alla realtà italiana. Termini come BAME (Black, Asian and minority ethnic), Fair skin privilege e Colourism verranno analizzati, contestualizzati e spiegati dalle tre autrici del podcast: Nadeesha Uyangoda, autrice freelance, Nathasha Fernando, docente di media e sociologia all’università di Westminster (UK), e Maria Mancuso, editor e co-speaker di S/Confini.

“Sulla razza” si inserisce nel progetto “Juventus Goals”, un insieme di iniziative a impatto sociale iniziato più di dieci anni fa dal club bianconero, per promuovere i valori di “rispetto, condivisione e inclusione delle diversità” con cui la Juve vuole migliorare se stessa e “la propria comunità a livello globale”.

In quest’ottica si inserisce un’altra iniziativa: la decima edizione di “Un calcio al razzismo”, il progetto rivolto alle scuole secondarie di primo grado partita dal Piemonte e poi estesa in tutta Italia in cui i temi della discriminazione, del razzismo, dello stereotipo, del pregiudizio vengono trattati tramite moduli digitali e attività da svolgere sia in classe che a casa. L’obiettivo è quello di offrire un nuovo modello educativo contro ogni forma di discriminazione mettendo al centro le parole.

Progetti che insieme ad altri come “Gioca con Me”, “Fair People” e “Juventus for Special”, sono uniti dal claim comune #differences make the difference e puntano a “rendere le giovani generazioni più consapevoli e responsabili del linguaggio adottato, per mezzo di attività formative e momenti di gioco”.

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