Universal Music debutta in borsa col botto: +39%. Vincent Bolloré passa all’incasso

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La sede della Universal music a Santa Monica in California - Foto da Wikimedia Commons

È iniziata alla grande la quotazione alla borsa di Amsterdam della Universal Music, una delle maggiori etichette discografiche al mondo. Lo sbarco in borsa della casa che possiede i famosi studi di Abbey road a Londra in cui hanno registrato i loro dischi alcuni tra più famosi musici di sempre, è una nuova trovata finanziaria di Vincent Bolloré, magnate francese proprietario di Vivendi e con interessi anche in Italia (è azionista di Mediaset e di Telecom).

La Umg ha fatto il suo esordio in borsa stamattina (21 settembre) forte di una quotazione record di 33 miliardi di euro, con un costo per ogni singola azione di 18,50 euro. Nel primo giorno di contrattazione il valore è aumentato a 25,70 euro ad azione con un incremento del +39%.

Il boom della musica in streaming – Con questa operazione finanziaria Bollorè raccoglie i frutti della sua tenacia nel credere nel potenziale della musica in streaming che ora va a gonfie vele dopo aver superato le iniziali difficoltà legate alla pirateria digitale.

Un mercato che ora vale 21 miliardi di dollari ed è tornato ai livelli del 1999, dopo aver toccato il punto più basso nel 2014 quando i ricavi erano scesi a 14 miliardi annui. I dati in continua crescita degli ascolti di musica in streaming, anche grazie a piattaforme a pagamento come Spotify e Apple Music, fanno pensare che questo trend non potrà che migliorare nei prossimi anni.

Dopo aver aumentato per sei anni consecutivi i ricavi, infatti, Universal si attende una crescita di almeno il 10% quest’anno. Nel suo portafoglio di artisti, in continuo ampliamento, Universal detiene i diritti dell’intero catalogo di canzoni di Bob Dylan, dei Beatles, Lady Gaga, Kanye West e Amy Winehouse; gli artisti della EMI Records (Justin Bieber, Keith Richards, Metallica) e quelli di Capitol Records (Katy Perry, Paul McCartney). Una libreria enorme che ha permesso alla casa discografica di raggiunti 7,4 miliardi di fatturato nel 2020.

Ora Bollorè, come riporta il quotidiano La Repubblica, dopo aver resistito alle avances da parte di Softbank che nel 2013 aveva avanzato una proposta di acquisto per Universal music, ha deciso di passare all’incasso e ha prima venduto il 20% di Umg ai cinesi di Tencent ed un altro 10% finanziere Bill Ackman. Poi ha scorporato la Universal da Vivendi e ha distribuito il 60% delle azioni dell’etichetta musicale ai suoi azionisti tra cui anche il suo Group Bolloré che è azionista di Vivendi. Così facendo Bollorè si è portato a casa 5,7 miliardi di euro e continuerà ad avere un’influenza sul gruppo musicale attraverso il 10% che Vivendi continuerà a possedere.

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