Vaccino. Draghi: “Inaccettabile trascurare anziani in favore di gruppi di potere”. I giornalisti sono avvertiti…

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Il premier Mario Draghi durante il suo intervento al Senato - Foto da streaming

“Mentre alcune regioni seguono le disposizioni del ministero della Salute, altre trascurano i loro anziani in favore di gruppi che vantano priorità probabilmente in base a qualche loro forza contrattuale. Dobbiamo essere uniti nell’uscita dalla pandemia come lo siamo stati soffrendo, insieme, nei mesi precedenti.” “Questa è una situazione difficilmente accettabile”. Il messaggio arriva forte e chiaro dal premier Mario Draghi nel suo intervento al Senato di ieri in vista del Consiglio Ue. Un richiamo rivolto alle regioni ma il cui eco arriva forte anche alla categoria dei giornalisti e ai suoi organi rappresentativi che, tra mille polemiche e posizioni contrapposte, hanno provato ottenere un canale prioritario nella corsa al vaccino anti Covid. Se qualcuno aveva pensato di “saltare la fila” la risposta di Draghi è arrivata, netta e definitiva: “inaccettabile”.

Se ne dovranno fare una ragione gli Ordini regionali dei giornalisti che nei giorni scorsi avevano scritto ai rispettivi governatori chiedendo di inserire i giornalisti tra le categorie a rischio e quindi tra coloro che possono godere della priorità. Tra questi alcuni, come quello campano e quello siciliano, avevano già ottenuto rassicurazioni in merito, salvo poi improvvisi dietro-front come avvenuto nel caso della regione Campania, che prima ha confermato la priorità ai giornalisti e poi ha modificato il proprio “piano regionale per la Campagna di vaccinazioni” adattandola al nuovo Piano nazionale. E saranno soddisfatti anche i giornalisti che nella polemica tra favorevoli e contrari avevano detto di “vergognarsi della richiesta di priorità” come Enrico Mentana, o che avevano considerato “inappropriata” questa possibilità come la giornalista di Focus, Margherita Fronte.

Il caso Scanzi – Intanto le polemiche sul tema #VaccinoAiGiornalisti non si placano, anzi si alimentano con un nuovo caso che sta facendo discutere la categoria e non solo: il vaccino di Andrea Scanzi. Il noto giornalista del Fatto Quotidiano, nonché scrittore e opinionista televisivo, la scorsa settimana si è sottoposto al vaccino e ha dato ampia eco alla sua azione attraverso i suoi canali social. Il suo intento, ha chiarito, era quello di dare un “esempio” ai tanti vaccino-scettici, soprattutto dopo la sospensione temporanea del siero di Astra-zeneca. Quello che ha ottenuto è un gran polverone mediatico e l’accusa di essere un “furbetto del vaccino” che ha approfittato della notorietà per ottenere il prezioso siero contro il virus.

Da qui è seguito anche uno scontro politico con in prima fila Michele Anzaldi, deputato di Italia Viva e segretario della commissione di Vigilanza Rai, che ha chiesto a gran voce di “sospendere il contratto che la Rai ha con Scanzi per le sue ospitate pagate a Cartabianca: una sospensione in via cautelativa, anche per evitare eventuali violazioni del Codice Etico del servizio pubblico.”

E la vicenda non si è fermata alle polemiche mediatiche: si è scomodata anche la procura di Arezzo che ha aperto un fascicolo conoscitivo senza indagati né ipotesi di reato. Un approfondimento che segue l’inchiesta aperta dalla Asl locale e che servirà a chiarire ai magistrati in quali circostanze sia avvenuta la somministrazione di una dose di AstraZeneca al giornalista e capire se davvero avesse diritto a farlo.

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