Via Solferino fucina di portavoce: dopo Martirano e Caprara, Salvia all’Economia

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Lorenzo Salvia. Foto da streaming

di Professione reporter   Lorenzo Salvia del Corriere della Sera è il nuovo portavoce del ministro dell’Economia, Daniele Franco, già direttore generale della Banca d’Italia.

Continua così la tradizione di spin doctor per il governo reclutati a via Solferino.

Salvia, pescarese, 50 anni, lavora da quasi vent’anni al Corriere, dove è capo servizio dell’Economia, sede di Roma. Ha lavorato anche al Sole 24 ore e all’Ansa. Per Marsilio ha scritto “Resort Italia”. Sottotitolo: come diventare il villaggio turistico del mondo e uscire dalla crisi. Ha firmato con Fiorenza Sarzanini il pezzo sui contratti segreti dell’Europa con i produttori dei vaccini.

Nel governo Draghi si troverà al fianco di un collega del Corriere, Dino Martirano, che dal servizio politico del giornale milanese è andato a svolgere il ruolo di portavoce della ministra degli Interni Luciana Lamorgese, fin dalla formazione del governo Conte 2, formato da Pd, Cinque Stelle e Leu.

Al Servizio Economico del Corriere a Roma, lavorava anche Mario Sensini, attualmente capo ufficio stampa del Commissario straordinario per la Ricostruzione del Sisma del 2016, Giovanni Legnini.

Dal Corriere, dove era corrispondente diplomatico, proveniva anche Maurizio Caprara, Consigliere del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e Direttore dell’Ufficio per la Stampa e la Comunicazione del Quirinale durante il secondo mandato (2013-2015). Caprara ha poi per un breve periodo svolto lo stesso ruolo presso la presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati, poi è stato consulente per le relazioni istituzionali e internazionali del Dipartimento per l’Innovazione tecnologica e la digitalizzazione, guidato dalla ministra Paola Pisano. Ed è quindi rientrato al giornale.

Durante la XIV legislatura (2001-2006) Maria Antonietta Calabrò, inviata di politica giudiziaria e vaticana del Corriere, è stata portavoce del presidente del Senato, Marcello Pera. Ed è poi rientrata al giornale.

Di solito direzione e azienda al Corriere concedono l’aspettativa (con sospensione dello stipendio) e quindi la possibilità di ritrovare il posto di lavoro lasciato per la nuova esperienza. L’articolo 23 del contratto nazionale di lavoro prevede un periodo massimo di aspettativa di sei mesi, ma anche su questo il Corriere non è stato mai fiscale: chi va a fare il portavoce -per prassi- può farlo finché vuole. Ci sono stati però negli ultimi quindici anni almeno due casi nei quali l’aspettativa a due giornalisti del Corriere è stata negata.