Videogiochi, cresce il mercato in Italia. E forse arriva anche Netflix

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Foto di 11333328 da Pixabay

Una industria ancora piccola ma con grandi potenzialità di crescita. È quella italiana del gaming presentata dal quinto censimento sui game developer condotto da Iidea, l’associazione che rappresenta l’industria dei videogiochi nel nostro Paese, in collaborazione con IDG Consulting, società di ricerca e consulenza nota a livello internazionale.

Il quadro dipinto dal report è quello di una settore solido ed in espansione in cui il 73% degli sviluppatori di videogiochi operano sul mercato da oltre 4 anni e sono sempre di più (un quinto del totale) le imprese con oltre 500mila euro di fatturato annuo e più 20 dipendenti. Un terzo delle società, invece, rientra nelle PMI con almeno 10 dipendenti. Nel censimento del 2018 solo il 17% lo erano.

Società che crescono e che assumono soprattutto giovani. Negli ultimi 2 anni il 35% delle imprese del settore hanno assunto nuovo personale, il 59% pianifica di farlo nei prossimi due anni. E il 79% degli addetti è under 36. Un dato quest’ultimo molto incoraggiante e che va contro tendenza in un paese come l’Italia in cui la disoccupazione giovanile è una vera e propria piaga. Fa ben sperare il dato di occupazione femminile che si attesta al il 23% del totale. Una percentuale ancora troppo inferiore rispetto al genere maschile ma in in linea con le rilevazioni di altri Paesi europei e che lascia uno spiraglio per il futuro. In particolare, è emersa una maggior concentrazione di professioniste donne nell’area artistica, mentre quella legata alla tecnologia è ancora popolata quasi completamente da professionisti uomini

L’indagine, condotta attraverso un questionario erogato online, attivo dal 24 febbraio al 1 aprile scorso, aperto a tutte le imprese e a tutti i liberi professionisti italiani operanti nel settore dello sviluppo videoludico nostrano, ha tratteggiato un settore che impiega oltre 1600 professionisti.

“L’industria dei videogiochi – ha dichiarato in una intervista al Corriere della Sera Luisa Bixio, vice presidente di di Iidea – è un settore che offre diverse opportunità professionali soprattutto alle generazioni più giovani, in ambiti ad elevata competenza e valore aggiunto come la tecnologia, l’arte, il design o ancora il management. Quasi il 60% delle imprese che hanno partecipato alla rilevazione hanno indicato la loro intenzione di avviare nuove assunzioni e/o collaborazioni nei prossimi due anni. C’è bisogno però di fare informazione, in primis da parte nostra come industria. Per questo stiamo lavorando a un evento dedicato agli studenti interessati agli sblocchi professionali nel settore che contiamo di organizzare il prossimo autunno”.

Un mercato ancora piccolo – “Siamo ancora piccoli come industria” prosegue Bixio. “Se guardiamo fuori dall’Italia ci accorgiamo che potremmo essere dieci volte più grandi sia come impatto occupazionale che di business. Sono fermamente convinta che gli sviluppatori italiani sono bravi come e forse di più degli altri dei Paesi europei. Lo dimostra il fatto che siamo cresciuti anche in condizioni non facili. Quella che è mancata è la corretta percezione del videogioco”.

Secondo il report, infatti, gli sviluppatori italiani si rivolgono prevalentemente all’estero per lo sviluppo delle proprie attività di business, con l’Italia genera appena il 6% del giro d’affari del settore mentre il 94% del fatturato si genera sul mercato internazionale: il 60% in Europa e il 25% nel Nord America. Dato che però sottolinea anche “la crescente capacità delle nostre imprese di sviluppare le proprie attività di business in un mercato internazionale, attraverso partnership con editori e investitori e acquisizioni societarie”, ha sottolineato al Corriere Thalita Malagò, Direttore Generale di Iidea.

Altro dato interessante, che certifica la crescita dei game developer italiani è che aumenta il ricorso a finanziamenti pubblici e alle banche per supportare le aziende. Sebbene il 93% delle imprese ricorre a capitale proprio per finanziare l’attività, il supporto finanziario pubblico è aumentato dal 16% del 2018 al 24% dell’ultimo rilevamento, mentre quello delle banche è passato dal 6% al 18% in due anni. Segno evidente di una maggiore fiducia nel settore da parte di chi eroga i fondi.

I game developer e la pandemia – E poi c’è l’impatto sul settore della pandemia, con le aziende e i professionisti interpellati nel censimento che hanno lamentato soprattutto ritardi nella chiusura dei contratti con editori, investitori e partner, oltre che nell’esecuzione dei progetti. Ma nonostante le difficoltà il comparto ha dimostrato grande capacità di adattamento con la maggior parte delle imprese che ha evidenziato come il lavoro da remoto non ha avuto effetto o ha avuto un effetto positivo sul business, tanto che il 70% delle stesse continuerà ad utilizzare questa modalità di lavoro in futuro.

Arriva anche Netflix – La crescita del gaming è confermato dall’interesse che Netflix starebbe mostrando per ampliare il suo business in questo mercato. Secondo quanto riferito dal sito The Information, la società di Los Gatos starebbe cercando un dirigente in questo campo, segno che potrebbe occuparsi di propri contenuti al di fuori dal cinema e dalla televisione. Stando alla fonte, la piattaforma di streaming ha già contattato diversi manager, veterani del settore, per un possibile ingresso in società, all’interno di una divisione creata proprio per l’apertura verso il nuovo mercato. Anche se non ci sono conferme ufficiali l’indiscrezione di “The Information”, parla della possibilità di un sovrapprezzo al normale abbonamento di Netflix per includere anche un pacchetto di videogame da fruire online, grazie al cloud.

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