Vip testimonial degli investimenti in bitcoin. La truffa dei falsi articoli con i volti noti diventa virale

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Vip come testimonial degli investimenti in Bitcoin. Personaggi come Jovanotti, Barbara D’Urso, Flavio Briatore molti altri ci mettono la faccia per testimoniare che anche loro lo hanno fatto e grazie alle criptovalute hanno ottenuto guadagni strabilianti. Peccato che non sia vero nulla, che i vip in questione siano ignari di questo sfruttamento della loro immagine e che dietro tutto ciò si nasconda una truffa. Lo racconta oggi La Stampa in un’inchiesta in cui si racconta come questi annunci compaiano come articoli veri e propri in fondo alle home page di siti d’informazione o nelle pubblicità di pagine Facebook. Il testo è pressoché identico ma cambia il personaggio famoso.

Lo schema della truffa è sempre lo stesso: il vip di turno in una fantomatica trasmissione televisiva consiglierebbe ai telespettatori di investire in Bitcoin. Tutto falso, ma realizzato in modo sofisticato, utilizzando le grafiche e i loghi delle testate giornalistiche (quelle vere) e le fotografie dei personaggi famosi. I post, che stanno circolando sulla rete a velocità virale, rimandano a siti fake, non sicuri, che nulla hanno a che vedere con i canali ufficiali di promozione dell’universo Bitcoin.

Robot che si chiamano “bitcoin evolution”, “bitcoin revolution”, “bitcoin trader”, “bitcoin era”, “bitcoin code”, “bitcoin future” e l’elenco potrebbe andare avanti a lungo. “Questi siti pubblicitari – scrivono Lorenzo Bagnoli, Lorenzo Brodero e Gianluca Paolucci nella loro inchiesta – di solito di una pagina sola e con pochissime informazioni rispetto alla proprietà, funzionano come un amo con il quale pescare nuovi clienti, attratti dalla promessa di guadagni assicurati anche per i principianti. Peccato che poi i guadagni facili si trasformino in perdite anche ingenti come racconta a La Stampa, Chiara una ragazza che dice di aver “perso 20mila euro per aver creduto a una (falsa) pubblicità con Jovanotti”.

Un problema che non è solo italiano. In una lunga indagine intitolata “La Fabbrica delle frodi” e condotta da una serie di testate internazionali coordinate dalla testata svedese Dn e dal consorzio Occrp – per l’Italia La Stampa e IrpiMedia – ha dimostrato che con questo schema delle false pubblicità sono stati truffati cittadini di almeno 50 Paesi.

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