Editoria, in arrivo 350 milioni di euro dalla manovra. Moles: “Governo torna a investire nel settore”

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Il Sottosegretario all'Editoria, Giuseppe Moles. Foto da Dipartimento editoria.

Soldi freschi in arrivo per il settore editoria. Nello specifico sono 350 i milioni stanziati per il settore nella manovra di bilancio approvata la scorsa settimana dal Consiglio dei ministri del governo Draghi. I fondi verranno erogati attraverso il nuovo Fondo straordinario per l’editoria di 230 milioni per gli anni 2022 e 2023. I restanti 120 milioni riguardano la proroga del credito di imposta per l’acquisto della carta. La manovra conferma anche la “App18”, ovvero il bonus per i diciottenni che comprende la possibilità di acquisto di abbonamenti a quotidiani e periodici anche in forma digitale.

Per il sottosegretario all’editoria, Giuseppe Moles, le nuove risorse “la realizzazione della volontà del governo e mia di tornare ad investire sull’intero settore”. I fondi – scrive in una nota Moles, “andranno a sostenere in maniera determinante ed incisiva un settore fondamentale per la nostra democrazia”. “Ho deciso di istituire il fondo straordinario – spiega in una nota il sottosegretario – per supportare ed incentivare l’attività e gli investimenti delle imprese editoriali perché ritengo prioritario fornire loro tutti gli strumenti necessari per metterle nelle condizioni di rilanciarsi e guardare al futuro con maggiore serenità”.

Il “Fondo straordinario” avrà una dotazione di 90 milioni di euro per l’anno 2022, che diventano 140 milioni per l’anno 2023 Per quanto riguarda la ripartizione dei fondi le linee guida saranno stabilite – sentite anche le parti sociali – da un apposito decreto che definirà le scelte allocative delle risorse, da adottare entro il 31 marzo di ciascun anno del biennio.

Per quanto concerne il credito di imposta sull’acquisto della carta in favore delle imprese editrici di quotidiani e di periodici, la legge di bilancio lo estende anche per gli anni 2022 e 2023, nella misura del 30 per cento delle spese sostenute, rispettivamente negli anni 2021 e 2022, entro il limite di 60 milioni di euro per ciascuno degli anni 2022 e 2023, (tetto di spesa). Il credito di spesa è fruibile esclusivamente in compensazione.

Soddisfatto ma non del tutto il Segretario generale della Fnsi, Raffaele Lorusso, per il “l’istituzione di un fondo straordinario per il settore può essere l’inizio di un’inversione di tendenza. Di questo va dato atto al sottosegretario Moles. Per parlare di vera e propria svolta è però necessario che il governo rivolga la propria attenzione anche al mercato del lavoro giornalistico e alla lotta al precariato dilagante”.

Da questo punto di vista, incalza Lorusso, “la formulazione della norma inserita nella bozza di manovra rischia di aggravare la situazione, visto che l’unica occupazione che si vorrebbe sostenere è quella di non meglio definiti e identificati giovani professionisti qualificati nel settore dei nuovi media. Un’impostazione inaccettabile perché è impensabile destinare risorse pubbliche alle imprese per sostenere l’innovazione senza prestare attenzione al lavoro dei giornalisti, sempre più precario e calpestato nei diritti fondamentali”.

Per il segretario della Fnsi, “è auspicabile, pertanto, che il sottosegretario Moles, che ha sempre manifestato interesse e sensibilità a questi temi, intervenga per apportare necessarie e inevitabili modifiche che rimettano al centro il lavoro regolare e il rispetto delle regole. Deve essere questo – conclude – il primo passo verso l’apertura di un tavolo permanente per la riforma della legge per l’editoria”.

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