Olimpiadi: la sfida di Parigi e la speranza del mondo di voltare pagina

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Ora Parigi conta i giorni. A meno di un anno dall’inizio delle prossime Olimpiadi, la Ville Lumière respira un’aria ancor più magica del solito. Si tratta della XXXIII edizione di quei Giochi olimpici che nella capitale francese mancano ormai da un secolo esatto. Quelli del 1924 furono anche gli ultimi a firma del barone Pierre de Coubertin. Fervono i preparativi, si prova a 360° per un’organizzazione cui non è concessa la benché minima sbavatura.

Già, perché in una città così particolare e per certi aspetti così fragile e vulnerabile al tempo stesso, si impongono meccanismi il più oliati possibili che sfiorino la perfezione, specie sul fronte sicurezza. Non vogliono smentire la loro grandeur, i Francesi. I quali, con a capo il Presidente Emmanuel Macron, hanno da tempo definito la prossima come l’edizione più bella, più grande e più originale di sempre. Anche la più sostenibile.

Gli occhi sono puntati in particolare sulla cerimonia di apertura, vuoi per il fascino della location (le squadre sfileranno sulla Senna), vuoi per l’attenzione da dedicare all’ordine pubblico e soprattutto alle forze schierate per garantire la sicurezza. Sul Lungosenna cittadino sono previste per l’occasione un milione di presenze. Per loro, assicurano al Ministero degli Interni, saranno schierati ben 35mila uomini (tra polizia, gendarmeria e perfino teste di cuoio). È tanta la preoccupazione, specie dopo la recente rivolta delle banlieu. Ma non solo. La città, tra le più multietniche, troppo spesso è stata teatro di vili attentati e le differenze sociali alimentano sospetti e tensioni. Dunque un banco di prova quanto mai severo. Pure quello del traffico, più in generale quello dei trasporti, sarà un esame fondamentale.

Si calcola che quotidianamente si sposteranno tra i diversi siti dei Giochi qualcosa come dieci milioni di persone. E, sebbene gli organizzatori appaiano fiduciosi che metro, bus e treni se la possano cavare egregiamente, bisogna mettere in conto che il transito su 185 chilometri di strade cittadine sarà consentito ai soli mezzi accreditati e a quelli di soccorso. Tony Estanguet è stato un canoista francese che ha vinto l’Oro nel C1 a Sidney nel 2000 e ad Atene nel 2004. Ora, per l’occasione, è il responsabile del Comitato organizzatore dei Giochi. Estanguet, pur consapevole dell’arduo compito, afferma che “tutto sta filando liscio” e che anche dal punto di vista delle coperture finanziarie ci sono notizie più che rassicuranti. Sono stati finora venduti 7 milioni di biglietti che, insieme con gli introiti degli sponsor, pareggeranno i costi complessivi.

A proposito, sembra che il budget per l’intera manifestazione si attesti a poco meno di cinque miliardi di euro. C’è solo un’ombra, piuttosto pesante, che oscura i prossimi Giochi e lo sport in generale. Quella della guerra in Ucraina. Il rischio che si possa boicottare la partecipazione di Russia e Bielorussia sembra essere dietro l’angolo.

Se proprio andasse così, sarebbe più grave di altre volte. Senza alcun dubbio.   Il CIO pare stia facendo pressione sulle altre federazioni per garantire almeno la neutralità delle due rappresentative. Con ogni probabilità si pronuncerà il prossimo ottobre in occasione della 140/a Sessione del Comitato da tenersi in India. Inutile dire che si spera in una vittoria dello sport. Se così non fosse perderemmo tutti. Ma proprio tutti.