Macelloni: “L’Inpgi si può salvare, ma serve allargamento della platea”

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Marina Macelloni Presidente Inpgi - Foto da streaming

L’Inpgi può ancora evitare di tornare sotto l’ala pubblica dell’Inps. Lo ha detto la presidente della cassa previdenziale dei giornalisti, Marina Macelloni, ascoltata oggi in Commissione bicamerale di controllo sugli enti di previdenza alla Camera. “Riteniamo di aver ancora la possibilità di non arrivare a questa soluzione – ha detto Macelloni -, sempre ammesso che si facciano un ragionamento ed un’osservazione coerenti con la platea sottostante”.

Per la presidente Inpgi, che ha riportato i conti drammatici con cui l’ente ha chiuso il 2020 (in rosso di 240 milioni) “il problema” dell’Istituto risiede nell’assottigliamento della platea degli iscritti, che si vorrebbe “aprire anche ad altre figure attive nel mondo della comunicazione, non iscritte all’Ordine dei giornalisti”, modifica regolamentare che è, ha ricordato, tra i temi in discussione al tavolo istituzionale sull’editoria che, “dopo un’interruzione, lo scorso anno, a causa della pandemia, è ripartito il mese scorso”.

L’Inpgi, ha aggiunto Macelloni, ha sofferto gli effetti della “crisi del settore editoriale” che sta riducendo progressivamente il numero degli iscritti alla cassa principale, quella dei professionisti dipendenti: con 855 rapporti di lavoro attivi persi lo scorso anno che si aggiungono agli 865 persi nel 2019.

L’obiettivo per evitare la pubblicizzazione dell’ente è “la messa in sicurezza dei bilanci e dei conti” entro la scadenza dei tre anni di commissariamento che la legge concede (decreto 509 del 1994, che istituì le Casse previdenziali professionali private)

Un primo passo in questo senso è stato fatto dal Cda dell’Inpgi il 27 gennaio scorso con il varo di una delibera che interviene sulle prestazioni perché, ha dichiarato Macelloni “il Cda richiede sicuramente utile chiedere ulteriori sacrifici ai propri iscritti”: si prevede “un aumento di contribuzione per i giornalisti e un nuovo contributo di solidarietà per i pensionati, più una serie di razionalizzazioni che riguardano la sospensione di prestazioni facoltative e un aggiustamento sulla pensione di anzianità oltre che la revisione dei compensi, già approvata definitivamente” . Interventi sicuramente utili ma “da soli non sono e non saranno sufficienti a riportare in stabilità i conti dell’Istituto a lungo termine” ha aggiunto la presidente, e che “quindi devono essere accompagnati da interventi di natura più strutturale”.

Per quanto riguarda l’ipotesi avanzata nelle domande di fiscalizzazione retroattiva degli ammortizzatori “è un tema mai posto sul tavolo”, mentre la legge di Bilancio 2021 prevede che per il solo 2021 il costo degli ammortizzatori sarà a carico dello Stato. Ma anche questa ipotesi, ha specificato Macelloni “darebbe sicuramente un sollievo ma non risolve il problema strutturale che continua ad essere il numero di persone iscritte che versano regolarmente contributi”.

L’allargamento della platea – Infine Macelloni ha riferito che sull’allargamento della platea, si sta valutando al tavolo, di partire dal settore pubblico date le “criticità” emerse dal settore privato ma l’Inpgi ha chiesto che “il tavolo venisse allargato ai rappresentati dei lavoratori di questo comparto, che sono prevalentemente i sindacati confederali” e nel frattempo ha avuto “numerosi contatti e siamo ragionevolmente convinti che nell’ambito di un contesto di confronto allargato le criticità espresse e le preoccupazioni possano essere superate”. Una soluzione che la presidente dell’ente auspica dal momento che, dalle analisi attuariali presentate, emerge che con l’allargamento della platea, l’Istituto potrebbe “conservare la stabilità, riportare i conti in ordine e il patrimonio in crescita”.

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