11 Febbraio 2021 – “Accade oggi: le notizie sui giornali” a cura di Telpress

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MEDIASET-VIVENDI. Mediaset, ultimo round in tribunale con Vivendi su Premium (Corriere p.32). Tornano in tribunale i legali delle parti coinvolte: oggi è prevista l’udienza conclusiva delle cause per il mancato acquisto di Premium e il tentativo di scalata al Biscione. L’udienza è in presenza, con un numero ristretto di legali delle parti, ed è probabile che dopo la discussione delle cause i giudici del collegio si riservino di decidere nei prossimi mesi.

SERIE A-DIRITTI TV. Diritti tv verso il rinvio, club spaccati su Dazn e Sky. Ipotesi rinvio nella scelta (MF p.17, Sole p.13). La Serie A deve scegliere se assegnare i diritti televisivi per il triennio 2021-2024 a Dazn (840 milioni) o a Sky (750 milioni più l’opzione canale di Lega). Al momento i club appaiono spaccati e con ogni probabilità l’odierna assemblea di Lega non scioglierà la riserva. Cairo: “Abbiamo tempo”.

RETE UNICA TLC. Nessun veto a Tim-Open Fiber (MF p.15, Sole p.16, Messaggero p.17, Stampa p.19, Corriere p.32). Per la commissaria Ue Vestager infatti sono possibili fusioni con operatori verticalmente integrati, aggiungendo che se l’integrazione tra Tim e OF dovesse avere una dimensione comunitaria, l’operazione «dovrà essere notificata e valutata dalla Commissione in base alle norme europee». Al momento comunque la commissione Ue non ha ricevuto alcuna notifica in merito, dato che i negoziati riguardanti un’eventuale fusione di Tim e Open Fiber sono ancora in corso. Intanto anche in Brasile il gruppo tlc punta a valorizzare l’infrastruttura in fibra: possibile l’ingresso di un nuovo partner a breve.

SCHIAVI DEL DIGITALE. Consumi digitali integrati nel tempo espanso in casa (Sole p.28). Non solo social media. L’emergenza ha determinato un’ulteriore crescita delle attività online nel 2020: oltre all’intrattenimento dominano informazione e condivisione. Siamo connessi le stesse ore dedicate al sonno. Piattaforme diverse non costituiscono opzioni alternative, puntando nel senso dell’omnicanalità. Tutti sempre più connessi e per le necessità più svariate. Lo certifica il report annuale Digital 2021 promosso da We Are Social e realizzato con Hootsuite. Da noi sono più di 50 milioni gli utenti che accedono a Internet ogni giorno, trascorrendo online il doppio del tempo che si spende guardando la tv. Un tempo espanso segnato dalla noia casalinga e dalle fruizioni necessariamente familiari per via dei vari lockdown. Dalla ricerca emerge come le persone passino sul web 6 ore e 22 minuti al giorno, diversificando l’intrattenimento: in media per 1 ora e 4 minuti ascoltano musica, per 49 minuti si dedicano al gaming e per 30 minuti sono impegnati nella fruizione di podcast. Ogni giorno l’84% di utenti accede a Internet (+2% rispetto alla scorsa rilevazione) e il 68% è attivo sui social (+6%).  Consumi incrementati guidati dall’intrattenimento. Ma a prevalere sono anche informazione, condivisione, conversazione. La fotografia dell’Italia connessa registra un ulteriore segno più, con una crescita di 6 milioni di persone attive sui social, nel 98% con accesso da mobile per quasi 2 ore al giorno. Il cellulare resta l’asso pigliatutto. Perché è ancora una volta la fruizione da mobile a monopolizzare i consumi nel 93% dei casi, con una diffusione pervasiva degli smartphone arrivati al dato record del 97%. Da mobile gli italiani utilizzano soprattutto app di messaggistica (94%), per l’intrattenimento e la fruizione di contenuti video (76%), per lo shopping (73%) e per l’ascolto di musica (54%).

GUERRA A TIKTOK. Biden ferma la vendita di TikTok “Sicurezza nazionale” (Repubblica p.15, Messaggero p.16). Bloccata la vendita di TikTok a Oracle e Walmart. Essendo di proprietà di un’azienda cinese, ByteDance, TikTok finì nel mirino di Trump che voleva vietarla negli Usa per scongiurare possibili furti di dati. Poi nell’estate scorsa venne trovata una soluzione alternativa: permettere l’accesso degli americani a TikTok, sotto la condizione di un cambio di proprietà. Ora la vendita viene accantonata “a tempo indefinito”, perché l’Amministrazione Biden vuole fare un riesame strategico di tutte le politiche di Trump sulle minacce poste alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti dalle aziende tecnologiche cinesi che possono catturare dati riservati riguardanti ampie fasce della popolazione americana, e poi travasare queste informazioni a governo, forze armate, intelligence di Pechino. Biden si è circondato di “falchi” — come Jake Sullivan e Kurt Campbell — che criticano le azioni di Trump perché inefficaci. La decisione di Biden prelude a un “approccio inclusivo per garantire la sicurezza dei dati americani nei confronti di tutte le minacce che dobbiamo fronteggiare, inclusi rischi posti dalle app cinesi e altro software operativo negli Stati Uniti”. Al termine del Biden entro i prossimi mesi vuole affrontare ogni caso specifico, creando “una task force per affrontare le priorità” nei rapporti con la Cina e sostituendo una strategia uniforme e coerente alle azioni di Trump. Intanto TikTok resta accessibile anche perché un giudice americano ha sospeso il blocco.

SENZA TRUMP TWITTER CRESCE. Twitter bandisce Trump per sempre “Più utenti da quando lui non c’è”. Se l’impeachment fallisse e si ricandidasse tra 4 anni sarà sempre fuori. L’annuncio è stato dato dal Chief Financial Officer Ned Segal, in una intervista al canale Cnbc: “Quando sei rimosso dalla piattaforma, non vieni riammesso, che tu sia un commentatore, un direttore finanziario o un funzionario pubblico” ha spiegato Segal, chiarendo che anche se Trump fosse candidato di nuovo alla presidenza il bando non verrebbe sollevato. Twitter ha chiarito che non si torna indietro, neanche se Trump rientrasse nella vita politica, e il suo fondatore e Ceo Jack Dorsey ha voluto precisare che contrariamente alle voci pessimiste, il provvedimento contro Trump non ha affatto danneggiato il social, che anzi ha registrato una crescita record: “La nostra piattaforma è più grande che un solo tema e un solo utente” ha detto Dorsey, che ha anche ricordato che l’80% degli utenti sono comunque fuori dagli Stati Uniti.

I RISCHI DI CLUBHOUSE. La privacy dentro Clubhouse (Sole p.29). Ad oggi l’app di vocali più discussa del web è un suggestivo insieme di bolle audio, un tributo alla cultura, ma con giganteschi problemi sotto il profilo delle regole sulla gestione dei dati degli utenti. Almeno 50mila persone usano l’applicazione per ora disponibile su iPhone e iPad. All’inizio Clubhouse è stato subito molto popolare in Cina. Oggi è l’ultima vittima della censura di Pechino. Già dalla serata di lunedì molti utenti si sono visti ricevere un messaggio di errore nel tentativo di accesso alla app, e l’hashtag Clubhouse, è scomparso anche dai trend topic di Weibo, il social più popolare in Cina. Tecnicamente si presenta come un vocale condiviso ed educato dove per ora (siamo all’inizio) tutti si ascoltano e quando ne hai abbastanza te ne esci senza dare fastidio a nessuno. È il social che ci meritiamo, hanno commentato in rete, dopo l’orgia di videoconferenze che molti di noi hanno vissuto e stanno vivendo a causa della pandemia. Per iscriversi bisogna avere almeno 18 anni e non ci sono strumenti per verificare l’età dichiarata dagli utenti. I server sono su territorio statunitense. I dati dell’utente, si legge nei termini di utilizzo, possono essere utilizzati in forma aggregata per analisi statistica ma anche per fini pubblicitari. Non è chiaro lo scopo e cosa resti a Clubhouse di noi dopo la chiusura di un account. É chiaro invece che la società dice di non essere responsabile per l’uso di eventuali registrazioni da smartphone delle conversazioni e delle comunicazioni e di non essere responsabile per “le perdite di dati e le comunicazioni sia offline che online”. In sostanza l’utente utilizza il servizio a proprio rischio e pericolo. A oggi non c’è  riferimento alla Gdpr ma solo al California Consumer Privacy Act. La società però si è detta aperta ad adottare altre normative sulla privacy. Nell’ultimo aggiornamento è stata aggiunta la possibilità per tutti, quindi anche per il pubblico, di segnalare un troll anche dopo che ha lasciato la stanza.

MINORI E DIPENDENZA DA SOCIAL. 6 minori su 10 sono su TikTok e Instagram (Tempo p.27). Gli adolescenti non possono fare a meno dei social per informarsi, ma anche per condividere foto e raccontare parti delle loro vite. Il 64% dei minori italiani tra gli 11 e 14 anni dichiara di utilizzare Tik Tok, mentre il 60% Instagram. Ad usare TikTok è anche il 17% dei bambini tra i 6 e i 10 anni, mentre il 14% utilizza YouTube e il 9% Instagram. Inoltre, il 6% dichiara di aver scambiato foto personali tramite i social e il 30% di aver dato il proprio numero di telefono a sconosciuti. Sono questi alcuni dati che emergono da un’indagine «Tra digitale e cyber risk: rischi e opportunità del web» realizzata dall’Istituto Piepoli per il Moige, su un campione di circa 1.200 minori, e presentata in occasione del Safer Internet Day. “L’età dei minori vittime di cyberbullismo o reati sul web si sta drammaticamente abbassando: i ragazzi vittime nell’età 0-9 anni aumentano, vuol dire che i ragazzi utilizzano gli strumenti informatici senza un controllo adeguato. La Rete ha bisogno di una riflessione globale e complessiva” ha commentato Nunzia Ciardi, direttore della Polizia Postale durante l’evento online