Articolo 21 denuncia: “L’agibilità dell’informazione nei cortei no green pass non è garantita. E non si capisce perché”

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Il fotogramma dell'aggressione del videomaker di Repubblica - Foto da streaming

Non passa giorno che almeno un giornalista o un videomaker, un fotografo, un operatore non venga preso a calci, insieme alle attrezzature, spintonato, insultato (quando va bene), inseguito. E sta diventando normale. Cosa succederebbe se gruppi di automobilisti accelerassero nei cantieri stradali investendo, di proposito, gli operai che effettuano le manutenzioni su strade e autostrade? Stanno lì a lavorare per migliorare la nostra sicurezza e il nostro Paese e qualcuno, per scelta, li ferisce? Gli autori di una simile aberrazione resterebbero impuniti, come accade ai manifestanti che picchiano i giornalisti? Difficile. È dunque possibile che, ancora oggi, i giornalisti non siano considerati lavoratori, cittadini come gli altri. Tanto che il Ministero dell’Interno non ha spiegato nemmeno quali siano le cosiddette “regole di ingaggio” nel cordone di sicurezza che si muove attorno ai cortei. I giornalisti una volta pestati di botte vengono lasciati soli, a parte la presenza della Fnsi e delle associazioni di stampa regionali.

La denuncia arriva dall’Associazione Articolo 21, che in un appello pubblicato sul suo sito chiede l’intervento “urgente e trasparente” delle Istituzioni affinché ai giornalisti sia garantita la possibilità “di seguire in sicurezza i cortei” e che “le violenze siano oggetto di autonoma informativa delle forze di polizia presenti a tutela dei luoghi, dei cittadini e dell’informazione”.

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