“Artisti 7607” chiede i diritti d’autore ai big dello streaming

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L’Associazione Artisti 7607, di cui fanno parte alcuni dei più celebri attori italiani, sta portando avanti una decisa battaglia per il riconoscimento di un equo compenso agli interpreti delle opere cinematografiche e seriali visibili sulle piattaforme on demand a pagamento. Proprio alle organizzazioni che controllano tali piattaforme, viene richiesto perciò di fornire dati attendibili sulle visualizzazioni delle singole opere e, conseguentemente, di remunerare in maniera equa e dignitosa gli artisti che hanno dato vita a tali opere, secondo le norme vigenti in tema di diritti d’autore.

Per parlare di tale situazione e discutere delle possibili mosse da mettere in campo, l’Associazione presieduta da Cinzia Mascoli ha tenuto questa mattina una conferenza stampa streaming dal titolo “Non è equo questo compenso”. Nel corso dell’incontro hanno preso parola, tra gli altri, gli attori Neri Marcorè, Paolo Calabresi, Giobbe Covatta, Vinicio Marchioni e Michele Riondino. Il sottotitolo  “Le piattaforme si arricchiscono ma non riconoscono i diritti degli artisti” sintetizza in maniera efficace le rivendicazioni portate all’attenzione della stampa. I colossi dello streaming audiovisivo (Netflix, Amazon Prime, Disney+ ecc.) vedono aumentare in maniera esponenziale gli abbonamenti ai propri servizi e, quindi, registrano guadagni sempre più consistenti, senza però riconoscere gli adeguati diritti d’autore agli interpreti delle opere che offrono al loro pubblico. Ciò, unito alla mancanza di trasparenza sui dati di utilizzo dei contenuti, secondo quanto dichiarato da Artisti 7607, prefigura una grave violazione delle normative nazionali ed europee.

“ Con Artisti 7607 già da diversi anni abbiamo innescato un processo di liberazione del mercato dell’intermediazione dei diritti connessi” afferma Neri Marcorè, che funge da moderatore della conferenza. “Questa liberalizzazione ha portato anche a un aumento delle tariffe che gli utilizzatori dei nostri contenuti elargivano. Oggi però l’asse si sta spostando, perché prima c’erano soltanto i canali generalisti, mentre oggi la presenza dei canali tematici ed online è più potente e questo fa sì che ci dobbiamo confrontare periodicamente mano a mano che la realtà circostante cambia”. La necessità di essere vicini agli artisti e tutelare i loro diritti si prefigura quindi come un compito fondamentale dell’Associazione: “Noi, come collective utlizziamo la nostra presenza anche per fornire agli artisti una serie di vantaggi che prima non c’erano […] Parleremo della grande massa di diritti generati dai canali streaming e del fatto che queste negoziazioni vadano portate avanti in maniera compatta da tutta la compagine degli artisti, interpreti ed esecutori” prosegue l’attore.

A Paolo Calabresi spetta invece il compito di illustrare i dati relativi alla enorme crescita delle piattaforme e porre luce perciò sull’iniquità dei compensi elargiti agli artisti.  “In questi mesi di pandemia ho avuto modo di seguire da vicino la crisi della categoria degli attori. Noi qui oggi siamo una piccola rappresentanza privilegiata, ci sono però situazioni che sfiorano il vero dramma. Se ne parla poco ma se ne parla” dice l’attore romano. “Il problema è che non si può e non si deve procedere a colpi di ristori. Il sistema deve poter andare a regime, l’occasione c’è ed è questa. Questa situazione deve essere sanata e le piattaforme dovrebbero fornire dati reali sia per quanto riguarda i loro ricavi nei singoli Paesi che per quanto riguarda le visualizzazioni di ogni opera, facendo con le collective di artisti trattative congrue e proporzionali a questi dati stessi”.

A proposito di quanto rivendicato, l’Associazione ha inoltre deciso di inviare una lettera al ministro dei Beni culturali Dario Franceschini, per illustrare il problema e chiedere che venga al più presto posta attenzione al riguardo.