Dopo Mediaset anche la Rai si prepara a far la “pace” con Sky

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Da Viale Mazzini trapela una voce: presto la Rai farà un accordo con Sky e smetterà di criptare il meglio della propria offerta sul bouquet satellitare. Una pratica che discrimina gli abbonati di Murdoch (che pagano anche il canone Rai) e che li costringe al noioso cambio di piattaforma da satellite a digitale terrestre per vedere una partita, un film o una fiction. Dopo anni di trattative, diatribe tra avvocati, minacce e ricorsi vari, a mettere d’accordo il dg Rai, Mario Orfeo (che la politica dei criptaggi l’ha ereditata dal lontano 2009) e l’ad Sky, Andrea Zappia, si dice sarà il nuovo contratto di servizio. Ma anche la pax televisiva appena siglata da Mediaset e Sky – che presto riporterà Canale 5, Rete4 e Italia1 (canali che mancano da casa Sky ormai dal settembre 2015) anche sul satellite di Murdoch – potrebbe accelerare le trattative.

“La Rai dovrà consentire – si legge nel nuovo contratto di servizio 2018-22 – previ accordi equi e non discriminatori, la trasmissione simultanea dei suoi canali sulle diverse piattaforme distributive televisive, a condizione che sia rispettata l’integrità dei marchi, dei prodotti e delle comunicazioni commerciali, fatti salvi i diritti dei terzi. In caso di ritardo o controversia nella conclusione degli accordi, ciascuno dei soggetti interessati può richiedere all’Autorità di verificare e stabilire, in base a criteri oggettivi quali l’ammontare del corrispettivo economico e la durata dell’accordo, le condizioni necessarie per la conclusione degli stessi”. Insomma Rai e Sky un accordo “equo e non discriminatorio” lo devono trovare e l’Agcom farà da “arbitro”. Un accordo che – a quanto apprende LoSpecialista.tv – potrebbe contenere anche patti commerciali, spot televisivi sul canone, scambi di diritti televisivi dei grandi eventi e quant’altro. Il tutto per un valore di circa 25 milioni l’anno.

La rottura dei rapporti tra la Rai e Sky conclusosi con l’uscita del bouquet RaiSat dalla piattaforma satellitare e l’inizio della stagione dei criptaggi risale al lontano 2009. Il 22 aprile, l’allora ad di Sky, Tom Mockridge, prese carta e penna per chiedere al settimo piano il rinnovo del contratto relativo al bouquet RaiSat (RaiExtra, RaiPremium, RaiCinema, RaiSmash, RaiYoyo) in scadenza il 31 luglio. Un rinnovo a 350 milioni (per sette anni) da confermare entro il 21 maggio e condito dalla permanenza su Sky di tutta l’offerta free presente (RaiUno, RaiDue, RaiTre, Rai4, RaiGulp, RaiStoria, RaiSportPiù e RaiNews24) e futura (per esempio l’annunciata Rai5). Il 14 maggio, l’allora dg Rai Mauro Masi – figlio di una stagione politica e tecnologica ormai davvero lontana – ebbe il mandato del cda “a trattare”. Poi ancora un incontro tra i boss in Viale Mazzini il 27 maggio. E infine la risposta scritta di Masi a Mockridge del 15 giugno 2009, per bollare come “non accettabile” l’offerta, chiederne una nuova “riformulata anche in termini economici”, e “rimodulata” su una quota fissa e una variabile che Masi voleva sull’incremento degli abbonati e non sulla media degli stessi. Una missiva in cui il dg auspicava anche un “maggiore coinvolgimento nelle politiche di marketing”, e uno “specifico posizionamento” nella numerazione dei canali. Una nuova offerta solo per RaiSat. Sì, perché sul resto della torta Masi volle tenersi le mani libere. D’altronde – scriveva il dg nella missiva riferendosi all’articolo 26 – dal contratto di servizio “non deriva alcun obbligo della nostra società di cedere a terzi la propria programmazione di servizio pubblico, tantomeno senza adeguato corrispettivo”. Ora i tempi, e la legge, sono cambiati. L’intesa sul corrispettivo equo e non discriminatorio si troverà…