Elezioni: tra confronti all’americana e soliloqui all’italiana

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In campagna elettorale li chiamano confronti all’americana: trasmissioni in cui i leader di partito si confrontano – con tempi contingentati per le risposte – bersagliati dalle domande (scomode) dei giornalisti. All’americana, appunto, perché in Italia non ce n’è più traccia ormai da tempo. E sembra che anche in vista delle elezioni Europee non li vedremo. L’argomento sarà discusso, e votato, tra martedì e mercoledì di questa settimana in commissione di Vigilanza sulla Rai. All’ordine del giorno una delibera a firma del presidente Alberto Barachini che – oltre alle tribune elettorali, ai messaggi autogestiti e alle interviste – vorrebbe introdurre appunto sulle Reti Rai questi “Confronti elettorali dei rappresentanti nazionali di lista”. Confronti tra i leader (si spera) organizzati per sorteggio da Rai Parlamento e da trasmettere (di norma in diretta) in prima serata su Rai2 o Rai3 nelle ultime due settimane precedenti il voto. Trasmissioni di 30 minuti ciascuna che andrebbero a sostituire le vecchie conferenze stampa. Quella roba dallo share rasoterra che lo scorso anno su Rai2 in sei prime serate prima del voto per le politiche ha collezionato una media share dell’1,64% e una media audience di 431.000 spettatori. Una vera e propria tegola (condita dal divieto di promo) per il palinsesto primaverile che cadrebbe in testa a Carlo Freccero o a Stefano Coletta.

Il presidente della commissione di Vigilanza sulla Rai, Alberto Barachini (FI).

Barachini non ha dubbi: questa “formula rinnovata” darebbe la “possibilità ai cittadini di formare la loro opinione attraverso il confronto e il contraddittorio tra i candidati”. “La partecipazione di più rappresentanti nazionali di lista – ha aggiunto l’esponente azzurro ricordando anche il richiamo al contraddittorio giunto dall’AgCom – può rendere maggiormente dinamica ed efficace la comunicazione politica, nella logica di un contraddittorio autentico”. Barachini, però, nel definire le vecchie conferenze stampa “poco efficaci e con ascolti deludenti” ha incassato il sostegno del Pd e della sua Forza Italia, ma non ha fatto i conti con il Movimento 5 Stelle e con la Lega.

Il senatore M5S Primo Di Nicola. Foto dal profilo Twitter.

Il Carroccio, infatti, ha presentato un emendamento all’articolo 9 che vorrebbe riservare queste trasmissioni “ad un rappresentante di lista deciso da ogni singolo partito”. L’ennesimo soliloquio all’italiana, insomma. Anche se non è escluso che quell’emendamento sia stato scritto male e che si possa correre ai ripari a San Macuto prevedendo i duelli tra leader scelti dai partiti. Per i 5Stelle, poi, meglio lasciare che “le modalità di svolgimento e l’organizzazione dei confronti elettorali” le individui la Rai. Come dire, facciano loro, ma come gli abbiamo suggerito noi col “codice Rocco”: niente “pollaio”. Insomma, fino a quando sarà la maggioranza di turno a stabilire le regole del gioco, per chi insegue nei sondaggi sembra non ci sarà modo di confrontarsi in tv. In passato, per la verità, lo stesso “vizietto” lo hanno manifestato Silvio Berlusconi e Matteo Renzi. Matteo Salvini e Luigi Di Maio hanno solo imparato in fretta. È la “democrazia” bellezza… Freccero e Coletta – salvo sorprese – si preparino pure ai nanoshare…