Gazzetta del Mezzogiorno, la procura indaga sull’asta fallimentare. E la Ledi prepara la nuova Gazzetta

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Un momento del flash mob dei giornalisti della Gazzetta del Mezzogiorno davanti al Tribunale civile di Bari - Foto da sito https://www.fnsi.it/

Si è conclusa con un nulla di fatto l’udienza del Tribunale fallimentare di Bari che avrebbe dovuto decidere sul ricorso della Ledi Srl che contesta l’assegnazione della Gazzetta del Mezzogiorno alla società Ecologica del Gruppo Miccolis. Invece di chiarirsi la vicenda si fa ancora più ingarbugliata. Davanti al giudice delegato del Tribunale fallimentare, infatti, non si sono presentati solo gli avvocati delle due società, ma anche la Procura di Bari che ha depositato un’informativa di 32 pagine redatte dal nucleo di Polizia finanziaria. Dall’indagine sulla bancarotta del quotidiano, condotta dal procuratore capo Roberto Rossi con i sostituti Lanfranco Marazia e Luisiana Di Vittorio, sarebbero emersi particolari sulla partecipazione del gruppo Miccolis all’asta fallimentare della Gazzetta.

Dalle indagini delle Fiamme gialle, come riporta Giuliano Foschini su Repubblica, sarebbero emersi “otto assegni circolari, dell’importo di 250mila euro”, quattro dei quali riconducibili alla Cisa Spa, società di Massafra che fa capo ad Antonio Albanese, operante nel settore dello smaltimento dei rifiuti, attualmente indagato ed imputato in alcune delicate indagini della procura di Taranto e di Lecce. La scalata alla Gazzetta di Ecologica, dunque, non sarebbe avvenuta autonomamente ma, di fatto in società al 50% con la Cisa.

Un’operazione considerata illegittima, secondo i Ladisa, che avevano da subito denunciato un collegamento e palese conflitto di interesse tra i due curatori fallimentari e la Cisa: uno farebbe parte dell’organismo di vigilanza della società e l’altro curatore è in un collegio sindacale di una società facente capo sempre ad Albanese. Un’obiezione che il tribunale fallimentare non aveva ritenuto importante. Molto meno trascurabile, aggiunge Foschini, sarebbe da considerare “la partecipazione a una gara a evidenza pubblica, con una compagine sociale diversa da quanto dichiarato: infatti Ecologica non aveva mai dichiarato di essere in cordata con Cisa come invece proverebbero gli assegni circolari”.

La Ledi e la nuova testata – D’altro canto se il Gruppo Miccolis vede incrinata la possibilità di diventare il nuovo proprietario della Gazzetta del Mezzogiorno, anche la Ledi Srl ha le sue gatte da pelare. Il sindacato ha denunciato l’avvio di un nuovo progetto editoriale da parte del Gruppo Ladisa, dopo la rinuncia ad esercitare la proroga dell’affitto della testata che avrebbe evitato alla Gazzetta del Mezzogiorno lo stop alle pubblicazioni. La nuova testata si chiamerà “La Nuova Gazzetta di Puglia e Basilicata”, con il marchio che compare già nella sede della società barese e che dovrebbe essere stato già registrato, mentre non si sa ancora se la registrazione sia stata effettuata anche per la testata.

Fin qui nulla di male se non fosse che durante il periodo transitorio in cui i Ladisa hanno gestito il giornale sono state compiute una serie di operazioni strutturali: è stata trasferita la sede, da piazza Moro a un capannone di proprietà della famiglia Ladisa, sono stati trasferiti server e dati sensibili dei clienti pubblicitari, degli abbonati e i database del sito. Un’operazione che da Fnsi, Assostampa Puglia e dal Cdr del quotidiano hanno definito senza mezzi termini “una vera e propria concorrenza sleale a danno della storica testata e dei suoi lavoratori”, un evidente “atto di sciacallaggio che il gruppo Ladisa sta compiendo ai danni della Gazzetta del Mezzogiorno”. “Dopo aver dismesso le attività di inquilino – continuano gli organi sindacali -, non riuscendo a diventarne proprietario, da un lato tiene in ostaggio il giornale in Tribunale, allontanandone l’uscita in edicola con i reclami che obbligano i giudici a ritardare le decisioni; dall’altro lancia sul mercato un prodotto ai limiti della contraffazione per ‘scippare’ lettori e inserzionisti e compromettere, cosi, il futuro della testata. Uno scempio a danno dei lavoratori a cui assistono in silenzio sia gli Enti locali (quando non ne sono stati addirittura sponsor) sia gli Organi dello Stato a cui un bene, con 134 anni di storia, è stato affidato”.

I giornalisti non mollano – In mezzo a questa complicatissima situazione i 134 tra dipendenti e giornalisti del giornale, che da tempo denunciano i “casting” della Ledi per la nuova testata, continuano la loro battaglia per riportare in edicola la Gazzetta del Mezzogiorno e riprendersi il proprio lavoro. Lunedì durante l’udienza del tribunale fallimentare hanno dato vita ad un flash mob davanti al tribunale civile.

Durante il sit-in i giornalisti, con uno striscione sul quale era scritto “Giù le mani da La Gazzetta del Mezzogiorno”, assieme con Fnsi, Assostampa e Ordine dei giornalisti della Puglia hanno chiesto al Tribunale di “fare presto” e di mettere “un punto fermo in questa vicenda che sta durando da troppo tempo, perché l’unico obiettivo deve essere quello di riportare il giornale in edicola e quindi di consentire a chi se lo aggiudicherà di riaprire l’impresa”.

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