Inflitta sanzione record a Google dall’Antitrust Ue sulla telefonia mobile

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Google multata dall’Antitrust Ue per abuso di posizione dominante nel mercato della telefonia mobile con la sanzione più alta mai comminata sinora: 4,34 miliardi di dollari. In particolare, al colosso americano del web si contesta la politica su Android, il sistema operativo montato su smartphone e tablet. Ora Google ha 90 giorni di tempo per mettere fine alle pratiche anticoncorrenziali. Se non si adeguerà, rischia una penale del 5% sui ricavi medi giornalieri mondiali di Alphabet, la casa madre. Per il calcolo della sanzione è stata applicata una percentuale – con soglia massima del 10% – sul valore delle entrate in Europa provenienti dai servizi di pubblicità sui motori di ricerca realizzate su dispositivi Android. Una multa doppia rispetto a quella che Bruxelles aveva comminato a Google l’anno scorso, pari a 2,4 miliardi di euro per aver favorito il suo servizio di comparazione di prezzi Google Shopping a scapito degli altri competitor. “Google ha utilizzato Android come strumento per consolidare la posizione dominante del proprio motore di ricerca – ha spiegato la commissaria alla Concorrenza Margrethe Vestager -. Tali pratiche hanno negato ai concorrenti la possibilità di innovare e di competere in base ai propri meriti, ed hanno negato ai consumatori europei i vantaggi di una concorrenza effettiva nell’importante comparto dei dispositivi mobili. Ai sensi delle norme antitrust dell’Ue, si tratta di una condotta illegale”.

Nello specifico, Google avrebbe obbligato i produttori degli apparecchi a pre-installare Play Store (l’applicazione di Google per scaricare e installare programmi), che si ottiene solo attraverso Google Search, che a sua volta si trova solo col browser per la navigazione online Google Chrome. Inoltre, avrebbe pagato alcuni grandi produttori e operatori di rete a condizione che pre-installassero l’app di Google Search, ed avrebbe anche impedito ai produttori che volevano pre-installare le app di Google di vendere smartphone che avessero versioni alternative di Android non approvate da Google. La violazione risale al 2011, ma l’indagine è partita nel 2015. “La Commissione ha prove che i produttori di smartphone vorrebbero affidare alcune delle app da pre-installare a terze parti”, osservava la Commissione due anni fa in sede di avvio di indagine. Sembra che l’impresa californiana sia pronta a ricorrere in appello. Il Ceo Sundar Pichai ha scritto in un post sul blog dell’azienda: “Sviluppare Android ha un costo e Google ha investito miliardi di dollari nell’ultimo decennio per fare di Android quello che è oggi. I produttori di telefoni non sono obbligati ad includere i nostri servizi, e inoltre sono anche liberi di preinstallare altre app concorrenti, insieme alle nostre. Questo significa che noi guadagniamo qualcosa solo se le nostre app sono installate e se le persone scelgono di utilizzare le nostre app anziché quelle concorrenti. Innovazione rapida, ampia scelta e prezzi più bassi sono le caratteristiche classiche di una forte concorrenza – ha aggiunto Pichai – e Android le soddisfa tutte; la decisione di oggi rifiuta il modello di business che supporta Android. Android ha creato più scelta per tutti, non meno, e per questo abbiamo intenzione di fare appello”.

Intanto, è in corso anche un’altra inchiesta che riguarda il colosso americano: le presunte rimozioni degli inserzionisti rivali da Google AdSense. Le due recenti multe a Google, si aggiungono ad altre due sanzioni che l’Antitrust Ue ha inflitto ai giganti del web americano: Qualcomm (997 milioni) e Facebook (110 milioni). Inoltre, l’Authority ha ordinato a Lussemburgo e Irlanda il recupero di aiuti di Stato illegali concessi rispettivamente ad Amazon (250 milioni) e Apple (13 miliardi). Dal momento che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha già ribattezzato la Vestager “Tax lady” ed ha dichiarato l’Europa nemica del commercio, l’ulteriore sanzione a Google potrebbe rischiare di avere vaste ricadute sulla politica internazionale.

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