Nella Rai del “talebano” Fuortes le donne al comando sono 15 (su 67 posti). Eccole

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Carlo Fuortes, foto da streaming

Primo valzer di nomine in casa Rai, e a ballare naturalmente sono anche le polemiche. L’Ad Carlo Fuortes, infatti, ha assaggiato subito il sapore della politica (critiche da Pd, FdI e M5S) e della stampa. Ed entrambi in queste ore hanno puntato l’indice sul fatto che i nominati, sette per l’esattezza, siano tutti uomini. E qualcuno – esagerando un pochino – si è spinto alla definizione di Fuortes “talebano”. AdgInforma ha voluto approfondire per capire se davvero siamo in Viale Mazzini oppure a Kabul.

UN DIRIGENTE SU QUATTRO E’ DONNA – Politiche di incentivo all’esodo (15 milioni per il 2021) e blocco del turn over stanno via via riducendo il numero dei dirigenti Rai. A novembre del 2020 in Rai si contavano – a quanto apprende AdgInforma313 dirigenti, di cui 251 appartenenti alla Capogruppo (tra questi una sessantina donne, in pratica un dirigente su quattro). A questi dirigenti (costo medio 220 mila euro lordi l’anno) vanno aggiunti circa 300 dirigenti giornalisti. Si tratta di tutte le figure che vanno dal caporedattore al direttore e hanno un costo medio di 150 mila euro lordi l’anno. E qui le donne sono un pochino di più, ma stentano davvero parecchio ad arrivare alle direzioni importanti.

15 DONNE AL COMANDO – Ma quante sono le donne che in Rai ricoprono ruoli apicali? AdgInforma di posizioni apicali in generale ne ha contate 67, e 15 sono ricoperte da donne. In primis c’è il presidente Marinella Soldi. A seguire Maria Pia Ammirati (Rai Fiction); Annalisa Bruchi (Segretario Prix Italia); Monica Caccavelli (direttrice Acquisti); Silvia Calandrelli (direttrice Rai Cultura); Elena Capparelli (direttrice Digital e RaiPlay); Roberta Enni (direttrice Rai Gold); Delia Gandini (Interna Auditing); Paola Marchesini (direttrice Radio2); Angela Mariella (direttrice Isoradio); Simona Martorelli (Relazioni internazionali e Affari europei); Claudia Mazzola (Ufficio Studi); Giuseppina Paterniti (Offerta Informativa); e Simona Sala (Gr1). Guardando alle consociate troviamo il presidente di RaiCom, Teresa De Santis; e il dg di Rai Pubblicità – ma risponde a un ad uomo – Laura Paschetto. Anche qui, insomma, circa una posizione su quattro di quelle apicali è ricoperta da una donna. Insomma, non siamo a Kabul ma in Viale Mazzini. Il problema però sembra essere alla fonte: bisogna che le donne dirigenti siano di più, aumentando anche l’alveo delle competenze a cui attingere. A proposito, ma il piano industriale di Fabrizio Salini che fine farà? Perché lì ballano nove super direzioni. Magari c’è spazio per qualche donna…

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