Rai: un servizio pubblico per “fiction”. Ai documentari nel 2021 solo 3,5 milioni

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“Migliorare l’offerta culturale incrementando la produzione di documentari e introducendo una direzione ad hoc”. “Documentari che dovranno essere universali (linguaggio adatto ad intrattenere un target di audience ampio); innovativi (prodotti di alta qualità con modalità di racconto più contemporanea rispetto ai classici documentari storicamente prodotti dalla Rai); diversificati (pluralità di format e linguaggi)”. Insomma, grandi documentari su patrimonio culturale italiano, grandi serie, ritratti, biografie, incontri con grandi protagonisti della cultura, scienza e natura e co-produzioni nazionali e internazionali. Tutto questo l’ad Rai, Fabrizio Salini, lo ha messo nero su bianco all’atto della presentazione del piano industriale e editoriale del servizio pubblico. E infatti la direzione Rai Documenatri è nata ed è stata affidata a gennaio 2020 al giornalista Duilio Giammaria. Ma la sensazione – a giudicare dal budget 2021 appena approvato dal cda – è che tutti questi buoni propositi (come gran parte del piano industriale 2019-21) non saranno realizzati.

IN VIALE MAZZINI si vocifera che Salini aveva promesso a Rai Documentari – tanto per cominciare – 40 milioni in tre anni. Ma il budget 2021 racconta di altro. A quanto apprende AdgInforma.it, infatti, l’assegno staccato a Giammaria per quest’anno è di 3,5 milioni. Davvero poco in confronto a quanto al settimo piano (anzi al secondo) potranno spendere per la fiction. Maria Pia Ammirati, infatti, passa da un budget 2020 di 189 milioni a un budget di 160. E comunque meno anche di quanto potranno spendere a Rai Ragazzi: 24 milioni. Ma soprattutto briciole in confronto alle centinaia di milioni che investono in questo settore servizi pubblici come quello inglese, francese e tedesco. Non che Salini ce l’abbia proprio con i documentari… I tagli, infatti, nel budget 2021 sono a pioggia e riguardano anche la produzione delle Reti generaliste e della radio. Ma forse un sforzetto in più si poteva anche fare. E poi, se si vuole “rivitalizzare e valorizzare l’immenso patrimonio delle Teche Rai – si legge nel piano editoriale – e riutilizzarlo non solo come archivio, ma come materiale per la creazione di nuovi contenuti”, nominiamolo un direttore a Rai Teche…

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